foto di JoyceNasce a Dublino nel 1882 da una famiglia agiata, cattolica e nazionalista. Educato nel collegio dei gesuiti, avverte in adolescenza una momentanea vocazione religiosa, che poi lascia il posto a quella artistica. Già durante gli studi universitari manifesta un certo grado di ribellione contro la fede e il patriottismo tradizionali. A Parigi (1902-1903) studia per qualche tempo medicina, poi canto, ma soprattutto si impegna a scrivere. Tornato a Dublino, si unisce a Dora Barnacle, da cui avrà due figli.
In seguito alle difficoltà finanziarie della famiglia, lascia nel 1904 l’Irlanda con la moglie Nora e si guadagna da vivere come insegnante d’inglese della Berlitz School, prima a Zurigo, poi a Pola e infine a Trieste, dove dimora un decennio fino al 1915, legandosi molto alla città (“la mia seconda patria”) ed imparando persino il dialetto. Suo allievo nel 1907 è Italo Svevo, che lo incoraggia a coltivare l’attività letteraria. Esordisce come poeta (Chamber Music, Musica da camera, 1907) e poi come narratore (Dubliners, Gente di Dublino, 1914). Allo scoppio del conflitto mondiale, torna a Zurigo (1915-20) dove incontra il poeta Ezra Pound (1885-1972) che lo aiuterà a pubblicare le prime opere; passa poi a Parigi, dove nel 1922 pubblica Ulysses (Ulisse), diventando in breve tempo una celebrità internazionale. Afflitto da gravi disturbi agli occhi e dalla preoccupazione per i problemi mentali della figlia Lucia, internata in una clinica psichiatrica, ma confortato dal successo e dall’ammirazione dei più giovani, tra cui il “discepolo” Samuel Beckett, muore a Zurigo, dove si è rifugiato durante il nuovo conflitto, nel 1941

Opere
Oltre all’Ulisse, alle poesie, ad alcuni scritti (anche in italiano) e a un dramma rappresentato a New York, Exile (Esuli, 1918), le altre più importanti opere di Joyce sono:
Dubliners (Gente di Dublino, 1914), quindici racconti brevi, tranne il conclusivo The Dead (I morti), tutti ambientati nell’Irlanda di fine Ottocento; protagonisti dei racconti sono vari personaggi, in genere grigi, frustrati, inetti all’azione e spesso alterati dall’alcool;
Portrait of the Artist as a Young Man (Ritratto dell’artista da giovane, 1916), romanzo autobiografico sulla formazione dell’autore, qui sotto il nome di Stephen Dedalus, di cui si sottolineano alcuni aspetti: l’educazione gesuitica, le prime esperienze sessuali, la vocazione al sacerdozio, la crisi religiosa e la vocazione d’artista, unita al proposito di abbandonare l’Irlanda;
Finnegan’s Wake (La veglia di Finnegan, 1939), opera complessa e sperimentale che adotta un linguaggio in parte di invenzione: l’autore trascrive il sogno di un oste irlandese, che diventa sogno universale della memoria del mondo.

Joyce è erede di scrittori come Flaubert, per il tema dell’inetto, James e Conrad per l’analisi psicologica e dei punti di vista, ma anche D’Annunzio esercita su di lui un certo influsso per il continuo mischiarsi di lingua poetica a narrazione, oltre ad essere debitore a Dorothy Richardson per l’impiego di tecniche quali lo stream of consciousness (flusso di coscienza).

Ne consegue una profonda vocazione sperimentale di carattere conoscitivo, alla ricerca di più stretti nessi tra lingua, coscienza e inconscio. Nei Dubliners (Gente di Dublino) è presente una struttura realistica, continuamente messa in crisi dall’uso di simboli ed archetipi ricorrenti e soprattutto dalla tecnica dell’epiphany (epifania), cioè dell’improvvisa folgorazione in cui, scrive Joyce, “l’anima dell’oggetto più comune ci appare radiante”: una sorta di apertura del tessuto compatto dell’essere per captare le zone del profondo sia dentro la coscienza, sia nel circuito rappresentativo della realtà oggettiva.

L’Ulisse porta al culmine questa poetica, provocando una rivoluzione espressiva: ogni distinzione tra interno ed esterno è abolita, la narrazione procede in una continua osmosi, che tende ad agglutinare il dato percepito e la sua elaborazione psichica. Narratore e lettore si insediano nella coscienza dei personaggi, osservando la varia dinamica del suo flusso tra pensiero, sentimenti e avvenimenti. Ne consegue la dissoluzione dell’impianto narrativo tradizionale, in quanto è impossibile costituire un ordine ed una trama, nonché una unità psicologica dei personaggi. La scrittura narrativa dev’essere una sorta di grande registrazione della fenomenologia del vario caos di voci, gesti, oggetti, sensazioni, eventi, che animano continuamente la dimensione quotidiana di chiunque e la sua stessa percezione, in cui si intrecciano momenti consapevoli ad altri inconsci.

Ulisse
Con l’Ulisse Joyce ha composto una sorta di antiromanzo, che rappresenta l’archetipo di ogni tipo di sperimentazione nella scrittura, e come tale ha avuto anche il suo influsso in Italia, soprattutto negli anni Sessanta, al tempo della neoavanguardia. Il romanzo è il racconto di una giornata (il 16 giugno 1904) di Leopold Bloom, ebreo irlandese e agente di pubblicità, e di Stephen Dedalus, giovane intellettuale ed artista in formazione. Il loro vagare nelle strade di Dublino riproduce le mitiche tappe dell’Odissea, secondo questo schema di 18 episodi, suddivisi in tre parti (Telemachia, 1-3; Odissea, 4-15; Nostos [ritorno], 16-18): Telemaco (Stephen nella torre dove abita con due amici); Nestore (Stephen insegnante in una scuola); Proteo (Stephen a passeggio su una spiaggia); Calipso (Bloom prepara la colazione per sé e per la moglie Molly); i Lotofagi (Bloom al bagno); Ade (Bloom a un funerale); Eolo (Bloom consegna un annuncio alla redazione di un giornale); i Lestrigoni (Bloom in trattoria); Scilla e Cariddi (Bloom in biblioteca); le Simplegadi (panoramica sulle strade di Dublino); le Sirene (Bloom ascolta musica in un bar); il Ciclope (Bloom alle prese con un nazionalista fanatico in osteria); Nausicaa (relazione onirica tra Bloom e una giovane sconosciuta); le mandrie del Sole (Bloom all’ospedale per avere notizie di una gestante); Circe (Bloom al bordello); Eumeo (Bloom e Stephen in un locale); Itaca (Bloom ospita Stephen a casa); Penelope (Mrs Bloom in dormiveglia fila e disfa i suoi più occulti pensieri). Bloom e Stephen si incontrano casualmente e brevemente al giornale e in biblioteca, infine in un quartiere malfamato dove Stephen ubriaco è aggredito da due soldati inglesi ed è soccorso da Bloom, che considera Stephen come un figlio (al posto del proprio, morto bambino). Così Bloom porta a casa propria Stephen chiacchierando fino a notte fonda di donne, delitti ed arte, finché Stephen si congeda, mentre Bloom si corica e Molly, già a letto, si abbandona al fluire memoriale.

Considerato uno dei romanzi più complessi della letteratura mondiale, in verità l'Ulisse è molto semplice: in sostanza, si tratta del resoconto di una giornata nella vita di Leopold Bloom, agente di commercio di Dublino, seguito dal narratore passo passo nel corso delle sue normali vicende quotidiane. Ovviamente, dato che Mr Bloom non è un eremita ma vive in una grande città, ha una famiglia e delle relazioni sociali, l’analisi della sua giornata si intreccia automaticamente con quella delle numerose persone con cui viene a contatto, dai familiari (la moglie Molly e il figlio Stephen) al nutrito gruppo di amici, conoscenti e colleghi, incontrati durante il vagabondaggio attraverso Dublino che costituisce l’ossatura narrativa del libro. Già da questi accenni è possibile comprendere che il romanzo possiede una dimensione corale e che la trama in apparenza lineare cela una grandissima densità di contenuti e una notevole pluralità di voci; ma il complesso intreccio del libro appare ancora più evidente se si considera che Joyce ha voluto rendere conto non solo delle azioni, ma anche dei processi mentali più intimi e riposti di ciascun personaggio, cercando di fornire un quadro completo dei meccanismi psicologici che orientano la vita di un’intera comunità, le sue abitudini, la sua scala di valori, i suoi gusti e i suoi comportamenti. Attraverso la tecnica dello “stream of consciousness” (“flusso di coscienza”), lo scrittore ci mette in diretto contatto con le manifestazioni elementari del pensiero allo stato nascente, prima ancora cioè che la ragione sia intervenuta con il filtro della sua azione ordinatrice e organizzatrice. Il risultato è sconvolgente per l’intensità dell’impatto emotivo e la forza rivelatrice dell’analisi, anche se, ovviamente, il testo risulta ostico per il lettore meno esperto e meno disposto a un impegno talvolta assai arduo. Le difficoltà di lettura sono accresciute dall’uso di un linguaggio ricco di neologismi, espressioni dialettali e gergali, salti di registro, lingue tecniche, tanto da costituire un impasto di straordinaria potenza espressiva ma anche di non facile decodificazione nell’immediato. L’interpretazione del libro è poi ulteriormente complicata dai suoi significati allegorici: le peripezie di Leopold Bloom si pongono come l’equivalente moderno delle avventure di Ulisse (da cui il titolo), effettuando una trasposizione e una deformazione in chiave contemporanea dell’Odissea di Omero.

Riferimenti bibliografici:
Daiches, D. Storia della letteratura inglese, Milano, Garzanti, 1983
Guglielmino, S. Guida al Novecento, Milano, Principato Editore, 1971
Storia della letteratura inglese (in CD-ROM), Milano, Gruppo Editoriale L'Espresso SpA, 2000

I libri di James Joyce