copertina libroLa personalità della francese Simone Weil è una delle più significative del panorama letterario e filosofico del Novecento. Ne traccia un ritratto lo psichiatra-scrittore Eugenio Borgna in questo mirabile saggio in cui le vaste letture dell’autore si intrecciano con le esperienze di medico specialista all’Ospedale psichiatrico di Novara.

Simone Weil fu una figura piuttosto originale. Di ricca famiglia ebraica “sigillata dalla nobiltà e dalla lealtà, dalla gentilezza dell’anima e dalla tenerezza, dalla fedeltà e dalla dignità, dal coraggio e dal rispetto di sé, e degli altri”, non si limitò ad esercitare il ruolo di intellettuale, ma prese parte alla vita quotidiana degli umili, degli oppressi, dei diseredati. Si interessò molto presto della vita politica e sindacale, assumendo posizioni di sinistra. Dopo aver insegnato in un liceo francese, volle fare esperienza di lavoro in fabbrica come operaia. Scrisse una testimonianza viva e per molti versi ancora attuale di questa sua esperienza, in cui denuncia l’alienazione del lavoro nell'industria.

Partecipò, disarmata, dalla parte dei repubblicani alla guerra civile spagnola. Ebbe esperienze mistiche, complice anche un breve soggiorno ad Assisi. Misticismo accompagnato dalla pratica e dall'elogio della preghiera. Una religiosità vissuta profondamente, ma in modo personale, lontana dalle convenzioni e dai riti e dogmi ecclesiastici.

Per sfuggire alle persecuzioni naziste, riparò prima a New York, poi a Londra. Morì giovanissima, poco più che trentenne, al Middlesex Hospital di Londra a causa di una forma di tubercolosi polmonare, ma soprattutto dell’anoressia, che ne aveva minato la resistenza del corpo: si nutriva in misura insufficiente, forse per solidarietà con i propri connazionali che erano sottoposti durante la guerra a restrizioni alimentari.

Una vita totalmente estranea al culto dell'io, del successo esteriore, dell'apparenza e dell'attaccamento ai beni materiali, che costituiscono invece la squallida religione del nostro tempo.

“Come non essere divorati dalla passione della interiorità che è in ogni testo di questa donna straordinaria dalla immensa cultura, e dalla incandescente intelligenza del cuore e della mente?”, annota Borgna.

Un libro, quello su Simone Weil, che parla di sventura, infelicità, disperazione, dolore, sofferenza, angoscia, malattia, lacerazione, tristezza, fragilità, suicidio ma anche di amicizia, amore, tenerezza, attenzione, ascolto, silenzio, tensione ideale verso la perfezione, apertura verso gli altri, solidarietà, gioia, speranza. Borgna non indaga queste categorie dell’anima, questi importanti temi della spiritualità servendosi della ragione calcolante, bensì investendo la propria disamina di visceralità, emozioni, passioni, sentimenti, affetti, come raccomandato da Nietzsche ne La gaia scienza.

La figura di Simon Weil è assimilata ad altre figure, femminili e maschili, a lei affini: Etty Hillesum, Antonia Pozzi, Cristina Campo, Giacomo Leopardi, Rainer Maria Rilke, Georg Trakl, Virginia Woolf, Sylvia Plath, santa Teresa di Lisieux, madre Teresa di Calcutta, Dietrich Bonhoeffer. Dolore e conoscenza si intrecciano in modo inestricabile nelle pagine (e nelle opere materiali) di questi autori, come in quelle della Weil.

Lontano dalla psichiatria che classifica e cataloga in maniera asettica la sofferenza e le esperienze umane, Borgna rimane attonito e aperto rispetto al mistero irrisolto dell’esistenza e si immerge nell'interiorità propria e del prossimo, in modo empatico ed affascinante, usando la letteratura e la filosofia come gentili grimaldelli per aprire un varco nell’insondabile e nell'inesprimibile.

Borgna scrive come pochi scrittori di professione riescono a fare. La sua è una prosa seducente e ammirevole, dal vago e gradevolissimo sapore adolescenziale. Il lettore percepisce che le parole dell’autore sono parole che curano, in un processo molto simile a quello alchemico.

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