Il lavoro minorile costituisce una delle più allarmanti e diffuse piaghe sociali globali. Secondo stime recenti sono 160 milioni i bambini nel mondo costretti a svolgere un lavoro per sopravvivere. Praticamente un bambino su dieci. Sono cifre sconfortanti, perché costringere un bambino o un adolescente al lavoro precoce significa il più delle volte negargli la possibilità di giocare, di studiare e di raggiungere un completo sviluppo psicofisico, mettendone a repentaglio in molti casi la salute. Nel mondo, quotidianamente, minori vengono impiegati in miniere, fabbriche, nelle campagne, nell'edilizia, nella ristorazione, nei servizi domestici, sulle strade come strilloni o lustrascarpe oppure impegnati nell'accattonaggio, nel commercio ambulante, nello spaccio di droga, nella prostituzione e nella pornografia, tavolta vengono arruolati come soldati. Si tratta in moltissimi casi di forme più o meno esplicite di schiavitù e di intollerabile abuso.

Tutto ciò contravviene quanto stabilito dalla Dichiarazione dei diritti del fanciullo, approvata nel 1959 dall’Assemblea generale dell’ONU. L'Organizzazione delle Nazioni Unite si appoggia su organismi come l'UNICEF e l'ILO (International Labour Organization), agenzie internazionali specializzate nel monitoraggio e nell'intervento nelle situazioni più gravi riguardanti il lavoro minorile, cui dobbiamo i dati aggiornati sull'universo del lavoro di bambini e ragazzi.
Esistono anche organizzazioni no profit (ONG) - per esempio Save the Children - che affiancano le agenzie internazionali nel tentare di arginare gli aspetti più critici del fenomeno.

Al di là della retorica e dei pregiudizi coltivati dall'opinione pubblica occidentale va detto che il lavoro minorile è diffuso ovunque. Non solo: esiste un lavoro minorile legale, regolamentato dalle leggi di ogni singolo Paese. Per cui gli esperti distinguono tra un lavoro minorile "accettabile" e regolamentato e lo sfruttamento del lavoro minorile, questo sì da condannare, contrastare e sanzionare severamente. La letteratura internazionale, infatti, distingue tra child work (forme accettabili di lavoro) e child lobour (lo sfruttamento lavorativo dannoso per il minore).

Vi è sicuramente sfruttamento quando i minori vengono costretti a lavori pesanti, per un orario prolungato, dietro compensi illusori, non consentendo loro di procurarsi un grado di istruzione soddisfacente. Esiste anche un'età al di sotto della quale il lavoro minorile va guardato con sospetto: l'UNICEF ha fissato questo limite a dodici anni. Il lavoro minorile, eseguito al termine della scuola dell'obbligo, purchè mantenga certe caratteristiche positive, è quasi dovunque consentito.

La questione del lavoro minorile è più complessa di quanto appaia. Per molti ragazzi il lavoro, quando non è mero sfruttamento, è uno strumento di autonomia ed emancipazione. Rinforza l'autostima, abitua alla responsabilità, fa emergere precocemente taluni talenti, migliorando nel contempo la conoscenza di sé, favorisce la socializzazione con coetanei ed adulti e consente di guadagnare e di aiutare la famiglia in difficoltà. Di frequente tiene lontani i minori svantaggiati dal mondo della criminalità.

Non è vero che il lavoro minorile ha cominciato ad esistere - come molti pensano - con l'avvento della rivoluzione industriale e del capitalismo maturo. Esisteva anche in epoche antecedenti i romanzi di Charles Dickens e Victor Hugo. E fino a pochi decenni fa, nelle nostre campagne, i ragazzi liberi da impegni scolastici aiutavano i familiari nei lavori agricoli. Chi poteva, aiutava nell'azienda (grande o piccola) di famiglia. In molte realtà occidentali, i ragazzi hanno sempre impegnato parte della stagione estiva, libera da impegni scolastici, in lavoretti occasionali. Si trattava (e si tratta ancora) di esperienze con una valenza formativa da non sottovalutare.

Tutto ciò non ci deve tuttavia far abbassare la guardia nei confronti delle forme estreme e detestabili di sfruttamento, affinché il lavoro minorile non comprometta il futuro di troppi giovani in tutto il mondo.

Riferimenti bibliografici:
P. Benevene, Il lavoro minorile. Conoscere il fenomeno, Santarcangelo di Romagna (RN), Maggioli, 2012
M. Cutillo, Nuove strategie contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Promuovere i diritti umani per raggiungere gli obiettivi del millennio, Verona, EMI, 2008
P. Godard, Ladri d'infanzia. Contro il lavoro minorile, Milano, Elèuthera, 2002.
L. Offeddu, "Le Ong e i bambini schiavi: il lavoro li salva", Corriere della Sera, 11 ottobre 2006
M. Farina, "I bambini boliviani: lasciateci il lavoro minorile", Corriere della Sera, 29 dicembre 2013
V. Mazza, "Malala il diritto di studiare", Corriere della Sera, 11 ottobre 2014
A. Ducci, "Un bambino su dieci lavora", Corriere della Sera, 13 giugno 2021

sitografia:
B. Monti, Lavoro minorile, i benefici al di là dei luoghi comuni occidentali, 1 dicembre 2017