copertina libroSiamo nella Roma degli anni Novanta. Quartiere Garbatella. Parcheggiato nella sua vecchia Cinquecento beige, colma di cianfrusaglie, un ex calciatore - Massimiliano Governi si chiama, come l'autore - attende sotto casa il suo ex allenatore Mario Malatrasi per ucciderlo. Allo scopo si è procurato una pistola Beretta.

Il calciatore è un tipo strano, sociopatico, paranoico, autolesionista, ingurgita quantità notevoli di psicofarmaci e nella vita percepisce di dover affrontare un destino di esclusione. Si è sempre sentito l’”Uomo Senza Nome, L'Outsider, L'Étranger”. Non ha amici, nessuno dei compagni di squadra gli ha mai rivolto la parola. “Uno sbaglio. Un refuso. [...] Ero come invisibile, in quegli anni. Ero puro spirito. In pratica non esistevo”.

Massimiliano ha sviluppato un'allergia per quasi tutto, gira sempre con un fazzoletto da naso che, quando gioca, infila nei calzoncini. Non vede il padre da anni e la ragazza lo ha lasciato. Vive prevalentemente nella sua Cinquecento, come nell'utero materno. Uniche valvole di sfogo di tanta angoscia esistenziale sono il flipper e la musica rock.

Il protagonista compie un ultimo poco convinto tentativo di risollevarsi dai propri fallimenti ereditando il lavoro del padre, redigendo cioè una rubrica gastronomica per un quotidiano. Tuttavia degustare cibi non riempie il suo senso di vuoto, l’assenza di significato. Finisce per vomitare quanto ingurgitato controvoglia.

Un'esistenza in caduta libera, una vita in frantumi, quella dell’io narrante. Nemmeno il calcio era stato per “Massi”, mezz’ala promettente, un’attività piacevole:

"Certi giorni avrei voluto non andare.
[...] Parecchio tempo lo passavo a esercitarmi per conto mio: il sinistro era scarso e dovevo imparare a usarlo - di solito ci camminavo e basta.
I pesi non li reggevo. Ero fragilino.
Il torello mi agitava. Mi ricordava il rubabandiera con il fazzoletto"

La goccia che fa traboccare il vaso, l’evento che precipita la crisi irreversibile, è nella sua contorta costruzione mentale l’esclusione dalla squadra giovanissimi della Lazio, proprio il giorno in cui i biancocelesti di Maestrelli conquistano lo scudetto.

E l’artefice di quell'esclusione, di quella che lui considera un’umiliazione, emblematica di tutta una vita di rifiuti, è proprio l’allenatore Malatrasi, che lo lascia fuori squadra perché Massimiliano si è reso protagonista di uno sfortunato autogol, avvenuto mentre si soffiava il naso in campo, per colpa delle sue dannate allergie.

Una scrittura sincopata, quella di Massimiliano Governi, scrittore e sceneggiatore nato a Roma nel 1962, che mescola la realtà con l'onirismo e che rende efficace la descrizione della psiche lacerata e scissa del protagonista. Un protagonista grottesco, un noir espressionista e pulp che delude chi si aspettava un racconto di calcio, ma comunque una rappresentazione drammatica, corrosiva e convincente della allucinata condizione umana contemporanea.

Singolare prova letteraria, incasellata dai critici professionali come tipico prodotto narrativo della generazione degli ”scrittori cannibali”, Il calciatore venne pubblicato da Baldini&Castoldi nel 1995. Edizioni e/o ne ha curato la ristampa nel 2017.

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