copertina libroGià Marx e Engels nel Manifesto del Partito Comunista avevano sottolineato l’importanza di una classe sociale, la borghesia, nell’evoluzione del mondo e nell'edificazione della modernità:
“Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l’uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo “pagamento in contanti”.
Eppure, malgrado questa importanza storica, della borghesia oggi non parla quasi più nessuno.

La nostra epoca segnala un'eclissi del concetto stesso, forse perché la borghesia si è trasformata e il borghese si è tramutato nel capitalista. Borghese e capitalista sono due figure simili, con punti in comune, ma non coincidono.

Facendo leva sulla letteratura e sulla storia delle idee, Franco Moretti (1950), docente di Letteratura presso l'Università di Stanford, ci descrive i valori che hanno contraddistinto la borghesia e la loro evoluzione temporale. Si parte da quello che è considerato il romanzo emblema della borghesia settecentesca, Robinson Crusoe, un personaggio-mito dell'individualismo moderno, secondo la definizione di Ian Watt, per passare ad esaminare un classico della sociologia come il Weber dell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo, transitando attraverso opere minori, ma soprattutto attraverso i grandi romanzi otto-novecenteschi: il Wilhelm Meister di Goethe, le Illusioni perdute di Balzac, la Madame Bovary di Flaubert, Middlemarch di George Eliot, I Buddenbrook di Thomas Mann. Proseguendo con gli economisti: Werner Sombart, autore di un evocativo Il borghese. Lo sviluppo e le fonti dello spirito capitalistico e Joseph A. Schumpeter, con i suoi saggi sul capitalismo, in cui descrive la benefica e straordinaria opera della “distruzione creatrice”. Una sosta in Italia con il romanzo Mastro don Gesualdo di Verga, poi via coi narratori russi Dostoevskij, Goncarov e Turgenev, le cui opere letterarie ritraggono talvolta personaggi inquietanti e nichilisti che portano alle estreme conseguenze (l’omicidio di una vecchia in Delitto e Castigo) il concetto di “utile”.
Approdando infine, attraverso le Memorie dall’Aldilà di Machado de Assis - bellissimo romanzo, tra l'altro, di cui prima o poi dovrò decidermi a parlare - e Torquemada di Perez Galdos, ai drammi borghesi di Ibsen e agli scandali finanziari dei nostri giorni (per esempio il caso Enron), dove le contraddizioni tra valori professati e comportamenti agiti appare in tutta la propria tensione drammatica.

Ma quali sono questi valori borghesi che con acribia Franco Moretti estrae dall’analisi delle opere famose o meno note del passato remoto e prossimo? Alcune parole-chiave che identificano tali valori sono così evocative che ammaliano l’immaginazione del lettore: avventura, impresa, fortuna, utile, efficienza, comfort, continuità, produttività, contabilità a partita doppia, serietà, onestà, razionalizzazione, realismo, solidità, “la roba”. Per concludere con la "speculazione finanziaria".

Il crinale che, a grandi linee, separa il borghese dalla sua trasformazione in capitalista è la rivoluzione industriale. Se prima il borghese mantiene un basso profilo, è modesto, prosaico e aspira alla pace e al benessere, con l'industrializzazione “la borghesia diventa classe dominante”. Animato dallo spirito del distruttore creativo, proiettato faustianamente verso il futuro, il capitalista possiede un'etica che poggia non sui valori chiari, solidi e distinti del passato, ma sulle sabbie mobili delle infinite possibilità. Egli “non sa più distinguere la differenza tra congettura, desiderio, sogno, allucinazione e pura e semplice frode”. Emerge la “‘contraddizione inconciliabile’ tra il Bürger buono e il finanziere senza scrupoli”.

La prosa brillante, circolare e a tratti criptica, la ricca rete di riferimenti colti, la sottigliezza delle argomentazioni non rendono sempre agevole la lettura di questo bel saggio. Un testo che richiede, dunque, una lettura attenta, concentrata, impegnativa, poco in sintonia coi nostri tempi di attenzione frammentata e di assimilazione frettolosa e superficiale. Tuttavia una prosa magnetica e seducente, quella di Moretti, che impedisce anche al lettore comune di staccarsi dal libro sino alla fine.

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