copertina libroFlorence Noiville (Boulogne Billancourt - Francia, 1961), conseguita la laurea in Diritto commerciale presso la prestigiosa Ecole des Hautes Etudes Commerciales (HEC), decise presto di abbandonare il proprio lavoro nel campo della finanza per dedicarsi al giornalismo culturale, alla critica letteraria e alla narrativa. E ha scritto questo libro, che costituisce una requisitoria contro l’ideologia che anima l’insegnamento dell’economia nelle business school e contro la visione unilaterale dell'economia, della finanza, del marketing e del management, come sono oggi intesi.

La mentalità di chi agisce in ambito economico, lungi dal procurate benefici collettivi, nuoce allo sviluppo e al benessere complessivi della società Per fornire un quadro realistico della situazione, la Noiville attinge alle conversazioni con i suoi ex compagni di corso, in genere individui selezionati dal sistema scolastico per intelligenza e capacità. Conduce, quindi, una vera e propria indagine, che smaschera i meccanismi perversi e alienanti, che contraddistinguono il mondo economico odierno. Mancano principi e valori. Conta soltanto il profitto, sganciato da ogni altra considerazione di carattere etico.

"L'etica o la morale degli affari" - sottolinea Florence Noiville - "trovano ben poco spazio nei programmi di studio". Avidità di arricchimento, incapacità di valutare le conseguenze delle proprie scelte e decisioni (crisi economiche catastrofiche, disoccupazione, spreco di risorse naturali, iperconsumismo), smania di successo e di prestigio sociale, sentimento di onnipotenza, cultura della performance sono i tratti caratteristici della "meglio gioventù" che si dedica alle carriere nel settore economico. Portando spesso quelle stesse persone a trascurare altre dimensioni dell'esistenza: l'arte, la letteratura, la cura di sé, la creatività, la fantasia, l'immaginazione, il pensare fuori dagli schemi.

Succede non di rado che qualcuno, forse più sensibile, abbandoni, per dedicarsi a qualche altra attività: il giornalismo, la scrittura, la musica, la pratica religiosa, la psicoanalisi.. Non prevista dalle classi dirigente e dai vertici delle istituzioni economiche, pubbliche e private, la crisi del 2008 è stata una crisi finanziaria, prima ancora che economica, dovuta all'immissione sul mercato di titoli finanziari tossici. Ha rappresentato una sorta di punto di non ritorno, l'emblema di un modello economico malato e del fallimento di un'intera elite.

Anziché promuovere il benessere collettivo, l'economia oggi ha aumentato a dismisura le diseguaglianze, creando delle insormontabili barriere di classe sociale simili a quelli ipotizzate da Aldous Huxley nel suo romanzo distopico Il mondo nuovo. E ha generato nuove povertà. “Sviluppo sostenibile”, “economia verde”, "l'etica negli affari" sembrano spesso soltanto ipocriti slogan, degli specchi per le allodole che chi opera direttamente nel settore economico usa per schermare meglio la propria sete di guadagno.

Ritornerà l'economia ad essere un mezzo e non un fine? Sarà possibile in futuro un cambio di paradigma più capace di rispondere ai bisogni umani? La Noiville lascia uno spiraglio alla speranza.

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