foto di Gustave FlaubertL’esistenza di Flaubert scorre quasi priva di avvenimenti. Nasce a Rouen il 12 dicembre 1821 e cresce nell’ambiente malinconico dell’ospedale di cui il padre è primario chirurgo. Con la sorella spesso si arrampica alle inferriate della sala anatomica, e da lì ha modo di osservare i cadaveri molestati dalle mosche. Il precoce contatto con la sofferenza e la morte è però mitigato dalla dolcezza di una famiglia molto affezionata e unita. Dal 1932 al 1839 frequenta il liceo cittadino, dimostrandosi un allievo brillante ma indisciplinato, rimediando un'espulsione per insubordinazione. La sua adolescenza è già sconvolta dalla passione: si innamora di Elisa Schlésinger, moglie di un imprenditore musicale, incontrata nel 1836 a Trouville, la località balneare dove trascorre le vacanze. Si tratta di un amore casto e impossibile. Più tardi questo amore giovanile si trasformerà in adorazione discreta e quasi mistica. Relativamente a questa sua passione giovanile, Flaubert la descriverà fedelmente ne L’éducation sentimentale (L’educazione sentimentale, 1843-1845).

È del 1838 il suo primo romanzo, autobiografico, Mémoires d'un fou (Memorie di un folle). Dal 1842 al 1844 Flaubert segue a Parigi gli studi di diritto e si appassiona alla letteratura; accolto nella cerchia romantica, incontra Victor Hugo e stringe amicizia con Maxime Du Camp, di cui condivide passioni e ideali letterari. La sorella si sposa con Alfred Le Poittevin, l'amico più intimo di Gustave. Si manifestano intanto i primi sintomi di una malattia nervosa (epilessia) che lo costringe ad abbandonare gradualmente gli studi. Si ritira presso la madre nella proprietà di Croisset, dove vive solitario. Mantiene tuttavia i contatti con gli amici più cari tramite lettera. Le quali lettere furono raccolte in Correspondance (Epistolario); i primi dei quattro volumi apparvero nel 1887.

Nel 1846 Flaubert conosce Louise Colet, una poetessa bella e impulsiva. che sarà la sua amante per dieci anni. Si tratta di una relazione burrascosa, fatta di promesse, rotture e riconciliazioni. I due si scambiano missive che andranno a comporre uno degli epistolari più belli di tutta la letteratura ottocentesca (e non solo). L'addio tra i due sarà velenoso.
Nel 1848 la sorella, rimasta vedova, sposa il cognato. Avranno un figlio, Guy de Maupassant, che diventerà l'allievo più amato da Flaubert.

A Croisset Flaubert si dedica soprattutto alla stesura dei suoi grandi romanzi, che oscillano tra la tentazione romantica e il realismo documentaristico. Ogni tanto si concede delle pause e viaggia, soprattutto in Oriente. Al ritorno da un soggiorno in Egitto, passa 53 mesi a scrivere Madame Bovary, il romanzo che gli procura la fama letteraria, ma che gli costa un processo per immoralità, che si conclude con l’assoluzione (1857). Dal viaggio in Tunisia del 1858 trae la documentazione necessaria per scrivere Salambõ (1862). Tra il 1863 e il 1869 riscrive L’educazione sentimentale. Nel romanzo rivivono il tempo della sua giovinezza, le speranze e le delusioni della generazione che aveva fatto la rivoluzione del 1848. L’insuccesso di quest’opera, a cui si aggiunge quello de La tentation de Saint Antoine (La tentazione di Sant’Antonio, 1847-1849), la ripresa delle crisi nervose e la morte della madre turbano gli ultimi anni della sua vita, anche se i Trois contes (Tre racconti: Un cuore semplice; La leggenda di Saint-Julien l’Hospitalier; Erodiade; 1877) ottengono il gradimento di pubblico e critica. Il nuovo romanzo, Bouvard et Pécuchet rimane incompiuto, ma prima di morire a Parigi nel 1880, Flaubert ha la consolazione di assistere al trionfo del suo discepolo Guy de Maupassant e di vedersi circondato dall’affetto ammirato della generazione del naturalismo, raccolta intorno a Zola.

Gustave Flaubert fu una contraddizione vivente: incompreso dai benpensanti, che lo trascinarono a processo per Madame Bovary, opera considerata un'offesa alla morale pubblica; trattato duramente dai critici, che videro nel libro un “gran mucchio di letame” (B.A. Cassagnac); maestro a suo dispetto dei giovani scrittori naturalisti, che lo vollero iniziatore della loro scuola. Nato in una famiglia borghese agiata, detestò la sua classe facendone oggetto di una dissacrazione ironica continua e serrata, conclusa in un’immortale epopea della stupidità (Bouvard e Pécuchet). Realista integrale, volle distinguersi dal descrittivismo epidermico di Champfleury — pseudonimo di Jules Husson-Fleury (1821-1889), espresse, prima di Flaubert, l’esigenza di una nuova narrativa realista — e dall’ossessione scientista di Zola, considerando le opere dei due autori prive di stile e inattuali (si riferiva soprattutto al romanzo “storico”). In politica, contrariamente a Courbet, a Zola e a quasi tutta l’avanguardia degli anni Sessanta, era un conservatore, che aborriva il suo tempo, le ferrovie, i giornali, le macchine e ogni mostruosità del mondo moderno. Con la sua poetica dell’impersonalità Flaubert reagì all’effusione romantica dei sentimenti, al lirismo e al soggettivismo preferendo un’“impassibilità nascosta” tutt’altro che arida. La dedizione di Flaubert al lavoro spossante della scrittura era totale, quasi mistica, a risarcimento dell’odio viscerale che egli nutriva per la società e per l’esistenza: “La vita è così orribile che la si può sopportare soltanto fuggendola. E lo si fa vivendo nell’arte”.

L’argomento di Madame Bovary è, in apparenza, banale. Charles Bovary è un modesto medico di campagna che, rimasto vedovo, sposa la figlia di un abbiente fattore, Emma Rouault. La giovane donna non riesce ad accettare la grigia e noiosa vita della provincia. Cerca un proprio riscatto coltivando i sogni romantici di un’esistenza ricca di passioni travolgenti, secondo i clichés più abusati della letteratura sentimentale, morbosamente assorbita fin dagli anni del collegio. Insoddisfatta dalla monotonia dei giorni e della tranquilla fedeltà del marito, Emma si illude di trovare in altri uomini l’amore ideale. Resiste alla corte di Léon con qualche rimpianto; cede a Rodolphe, che si rivela impari alle sue profferte avventurose. Ritrova, infine, con Léon un appagamento sensuale, che è costretta a coprire con menzogne e finzioni, mentre accumula debiti che non può pagare. Allorché lo scandalo minaccia di travolgerla, sola e tradita dagli amanti, Emma si uccide.

Emma Bovary è vittima di quei sentimenti morbidi e patetici alimentati dall’idealismo romantico, che sono gli inevitabili modelli di mediazione dell’oggetto del desiderio (R. Girard). Il personaggio divenne emblematico di una certa condizione femminile; nel “bovarismo” si identificò, infatti, il mito dell’esaltazione delle passioni inconfessabili della donna frustrata e repressa dalla società borghese. Il giudizio di Flaubert è implicito: la condanna viene espressa dalla forza simbolica della vicenda, dalla volgarità e dalla grettezza degli avvenimenti e dei personaggi.

Flaubert è il maestro del romanzo realista e il più grande scrittore francese del secondo Ottocento insieme ai fratelli Goncourt, a Zola, a Maupassant. Si mosse sulla scia di Balzac, ma se ne discostò per l’alta coscienza artistica e la cura della forma: Balzac, per la smania dello scrivere e l'ampiezza della produzione, non ebbe modo di porsi il problema stilistico. La gioventù di Flaubert è rappresentativa della malattia romantica che tormentò tutta la sua generazione. Coltivò con zelo il nuovo ideale dell’arte, si entusiasmò per Chateaubriand, Byron, Hugo, Goethe, ma si accostò anche agli “ideologi”, studiò la fisiologia, l’anatomia, la patologia, imbevendosi di cultura positiva. Furono proprio queste molteplici influenze che lo portarono a prefiggersi una poetica rigorosa. Il romanziere doveva ispirarsi ai principi e ai metodi delle scienze biologiche, ricercando per i suoi soggetti la più ampia ed esatta documentazione possibile. Scrisse di lui il critico Sante-Beuve "Gustave Flaubert tiene in mano la penna, come altri il bisturi".
Vi erano in Flaubert, per sua stessa confessione, “due distinti uomini”: l’uno “appassionato di lirismo”, l’altro intento a “scavare e frugare il vero, a far sentire le cose quasi materialmente”.

La poetica del naturalismo narrativo e dell’impersonalità dell’arte trae la propria origine proprio da questa esigenza di verità. “La grande arte è scientifica e impersonale” scrisse in Correspondance. Come le scienze naturali non rivelano niente del naturalista, il romanzo non deve rivelare al lettore alcun particolare della vita intima del romanziere. Il romanzo, quindi, non è più la confidenza di un individuo né il gioco della sua fantasia, ma uno specchio dell’animo umano, una pittura della vita. L’obiettività non esclude peraltro l’emozione, che può essere rappresentata dallo scrittore utilizzando elementi personali.

Un altro attributo dell’arte di Flaubert è il culto della precisione stilistica, la ricerca ascetica della parola insostituibile e definitiva, raggiunta a prezzo di sforzi sovrumani, attraverso continue revisioni. Per questo suo abito mentale, Flaubert viene riconosciuto oggi quasi unanimemente come il prototipo dello scrittore.

Riferimenti bibliografici:
Storia della letteratura francese (in Cd Rom), Milano, Gruppo Editoriale L'Espresso SpA, 2000

I libri di Gustave Flaubert