copertina libroSelezionati dai curatori del volume in vista dei Mondiali di calcio del 2006 (poi vinti dall'Italia, che ha battuto nella  finale di Berlino i blues francesi di Zidane), 32 fra scrittori, romanzieri e giornalisti - alcuni molto noti nel mondo delle lettere come lo statunitense Dave Eggers e l'inglese Nick Horbny - hanno scritto un loro pezzo esponendo il proprio punto di vista sulla competizione sportiva. Trentadue storie, dunque, compongono il libro, una per ogni Paese partecipante, attraverso le quali si cerca di collegare il calcio alla cultura di ogni nazione, di individuare attraverso il modo con cui si colpisce la palla, si esprime il gioco in campo e lo spirito con cui si affrontano le competizioni sportive un tratto di ogni singolo carattere nazionale. Il tutto accompagnato da informazioni statistiche sulle precedenti edizioni dei Mondiali oltre ai dati geografici ed economici di ogni singolo Paese partecipante.
Un modo per allargare le conoscenze del tifoso, per rendergli l'esperienza delle partite che poi seguirà dal vivo o in tv più ricca e completa.

Ai trentadue scriventi (scrittori di qualità, perbacco!) viene lasciata una notevole libertà: possono raccontare un aneddoto personale, prodursi in un reportage o in un saggio sulla storia del Paese, oppure produrre un articolo sul passato o il presente di quella nazione.
Il risultato finale è piacevolissimo, perché oltre a permettere al lettore un istruttivo giro del mondo senza muoversi dal letto/divano/poltrona di casa, ha modo di sollecitare il ricordo di campioni, partite e imprese che pensava di aver dimenticato. Un bellissimo viaggio nel tempo e nello spazio, ad un costo irrisorio. Peccato che manchi un indice conclusivo dei nomi che renderebbe più agevole la consultazione dell'opera, che è metà antologia e metà almanacco.

Il lettore in questione apprenderà così che per i popoli balcanici il passato in realtà non passa mai; rivivrà i funambolismi del Brasile 1970 di Pelé, Rivelino e Jairzinho, squadra, quella verdeoro, assai vicina all'essenza platonica del gioco del calcio; si ricorderà il football marxista-sovietico di Lobanovski, con le sue pretese di scientificità assoluta; apprezzerà la perfetta disciplina e organizzazione prussiana del calcio tedesco, accompagnata dagli acuti creativi di Beckenbauer, Müller, Rumenigge e Klinsmann; rifletterà sul calcio machiavellico, tutta furbizia e praticità dell'Italia (e scoprirà, con disappunto, che taluni commentatori stranieri considerano Arrigo Sacchi un catenacciaro!); rimpiangerà, oltre alla propria giovinezza, la strepitosa Olanda di Cruyff, protagonista delle edizioni 1974 e 1978; farà un salto in Paesi esotici facendo esperienza di usi e costumi che ignorava.
In un flash avrà modo di rivedere, con l'occhio della mente, la "mano di Dio" di Maradona, l'abilità e la forza di Nedved, i "capelli scarmigliati alla Rimbaud", la naturalezza e l'eleganza di Platini, le accelerazioni fulminanti di Ronaldo il Fenomeno e le giocate fantastiche e fantasiose di Ronaldinho. E sentirà evocare le eroiche gesta di un calcio più antico, come quelle del capitano della Nazionale tedesca degli anni Cinquanta Fritz Walter e dei campioni ungheresi ("magiari" direbbero i giornalisti sportivi) Kubala e Puskas.
Scoprirà, infine, con l'evidenza di un teorema, che persino il regime politico influenza i risultati delle rappresentative nazionali: di norma, statistiche alla mano, il fascismo batte il comunismo, le dittature militari vincono sul fascismo, ma la socialdemocrazia batte le dittature militari.

Il pezzo sull'Italia è affidato all'estro di Alessandro Piperno, letterato raffinato oltre che (nessuno è perfetto) tifosissimo della Lazio. Lo scrittore romano rievoca, in un racconto ironico e surreale, i Mondiali vinti dall'Italia in Spagna nel 1982, con gli inattesi gol di Rossi contro il Brasile e l'urlo liberatorio di Tardelli dopo la rete del due a zero nella vittoriosa finale contro la Germania.

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