copertina libroLa malattia raccontata senza orpelli retorici. La condizione di malato sperimentata in tutta la sua drammatica, sofferta e nuda verità. Lontana dall’ottimismo terapeutico, dagli eufemismi del linguaggio medico, dalle false speranze di rimedi miracolosi. La voglia di vivere si alterna nel malato allo sconforto. L’immobilità causata da certe patologie diventa in molti casi fonte di umiliazione. Si arriva a vergognarsi del proprio corpo ferito, vulnerabile.

I rapporti con i vari operatori che si succedono al letto del paziente sono di frequente freddi. Soltanto in alcune occasioni e con operatori particolarmente sensibili si può arrivare a scambi affettuosi e gratificanti. Ciò accade per l’autore soprattutto durante le sedute di fisioterapia. Il protagonista, un professore universitario di filosofia colpito da una lesione midollare e da un cancro, ha infatti modo di sperimentare una relazione terapeutica particolarmente positiva con una terapista coscienziosa, colta, sensibile, empatica e ricca di dolcezza e proprio per queste sue qualità marginalizzata dallo staff assistenziale.

Tranne in un caso, l’autore è colpito invece dalla "rudezza" e dalla “assenza completa di intuizione psicologica” del mondo medico. Il sorriso di un’infermiera può “decidere il tono della giornata“. Con alcuni compagni di sventura si sviluppa un sentimento di fraternità, di amicizia, di reciproco sostegno.

Nell’avvicendarsi delle giornate di degenza in ospedale, la notte è un intervallo di tempo particolarmente critico, in cui il paziente avverte una solitudine angosciosa che spesso lo tiene sveglio fino all'alba.

Sulla scorta delle analisi filosofiche di Foucault e Baudrillard, l’autore realizza che:

“L’ospedale, con la sua gerarchia complessa, la struttura dei suoi servizi, è uno stupefacente luogo di potere e di gerarchizzazione sociale”.

Lo si intuisce da piccoli dettagli: dal tono di voce con cui un operatore si rivolge a un altro, dal desiderio di alcuni di compiacere chi occupa anche soltanto un gradino più alto nella scala gerarchica.

Il libro consiste di brevi capitoli, in note che riflettono sull'esperienza della malattia e sulle istituzioni preposte a curarla. Attraverso la malattia, il soggetto perviene a percepire in tutta la sua disperazione il significato tragico dell’esistenza.

La preziosa testimonianza contenuta nell’esile volumetto edito da SE nella collana Piccola enciclopedia è ben sintetizzata dalle parole del fratello, Bernard Palmier, che appaiono in esergo al libro stesso:

“Mio fratello ha scritto queste poche righe, durante i tre anni in ospedale che hanno preceduto la sua morte. Attraverso frammenti del suo calvario ci offre un ultimo sguardo straziante sugli altri e su se stesso. Jean- Michel racconta la propria sofferenza fisica e morale, un ambiente medico a volte sconcertante, la propria compassione per gli altri malati, e gli ultimi momenti di luce e di sogno che ha potuto condividere... Ci offre un'ultima riflessione impregnata di erudizione, di sensibilità e di generosità”.