Abitualmente sono favorevole alle innovazioni tecnologiche nel campo dell'educazione e dell'istruzione. Le applicazioni digitali che moltiplicano, rendono amichevoli ed economiche e velocizzano le occasioni di apprendimento mi vedono quasi sempre sostenitore entusiasta. Ma devo confessare il mio amore ancora vivo e indissolubile per il libro di testo cartaceo.
Per acquisire le necessarie conoscenze disciplinari lo trovo ancora uno strumento insostituibile. Per cui se mi servo di e-book ed edizioni digitali per farmi un'idea di un argomento o di una materia, quando si tratta di approfondire le conoscenze preferisco disporre della versione cartacea.

Il libro di carta è stata un'invenzione tecnologica che si è imposta nei secoli, che si è via via perfezionata e di cui è assolutamente difficile liberarsi. Maneggevole, il libro cartaceo si può sfogliare con calma, lo si può leggere in tranquillità soffermandosi su concetti e definizioni, seguendo il proprio ritmo interiore di apprendimento. Lo si può portare dovunque.
Io, per esempio, preferisco studiare a letto. Intervallare lo studio, posando il libro sul cuscino o sulle coperte. All'occorrenza, quando la fatica si fa sentire, non disdegno di schiacciare un pisolino tra un argomento e l'altro. Il sonno, per inciso, sembra addirittura, secondo le neuroscienze, consolidare gli apprendimenti. Non capisco perciò, sempre incidentalmente, quelli che sostengono che per studiare bisogna per forza stare scomodi con i gomiti appoggiati a una scrivania ed i glutei inchiodati a una sedia. Col rischio, insalubre, di sviluppare delle piaghe da decubito.

Ho sempre preferito il libro agli insegnanti in carne ed ossa e spero che i docenti non me ne vogliano. A parte un'esigua minoranza di professori che sono capaci di calamitare l'attenzione degli studenti, disponendo di un raro talento teatrale, il docente medio deve "esibirsi" in diretta, parlare a braccio, non di rado con voce monotona, ad una platea di individui differentemente motivati, imporsi sul brusio e sulle molte occasioni di distrazione, far leva sulla propria memoria spesso fallace, col rischio di comunicare inesattezze e di suscitare noia.

Il libro di testo, il manuale, no! Si tratta di opere lungamente pensate, progettate e realizzate, che nascono dal lavoro di molte persone, oltre gli autori. Ci sono editor, correttori di bozze, grafici, uno stuolo di professionisti che si impegnano per dare alle stampe un prodotto il più possibile perfetto. Il lavoro editoriale, che sta dietro alla stampa dei libri di testo, dà modo di pubblicare anche a professori che, pur accreditati esperti di una determinata disciplina, non sempre padroneggiano al meglio il linguaggio e le tecniche di comunicazione.

Oggi si fa un gran parlare di manuali costruiti in classe, collettivamente, studenti e insegnante insieme. In linea di principio non sono contrario allo scambio di conoscenze ed esperienze, alla cooperazione, al cosiddetto lavoro di gruppo. Tuttavia penso che lo studio sia un'esperienza principalmente individuale, un processo alchemico che richiede attenzione, concentrazione, elaborazione, assimilazione, il superamento personale degli inevitabili ostacoli. La presenza di un gruppo può tramutarsi, per molti studenti, in uno stimolo distraente. L'apprendimento, secondo me, richiede essenzialmente un allievo motivato e maestri disponibili e benevolenti scelti dall'allievo stesso. Il libro di testo spesso è il maestro più disponibile, benevolente e rispettoso che esista. Non giudica, non impone, non punisce, ti dà la libertà di organizzarti come meglio credi.

Con i suoi indici analitici, le note, il sommario, i capitoli, i paragrafi, le sintesi, gli schemi, le mappe, le figure, il glossario, gli approfondimenti, le tabelle, gli esercizi, i test, le domande di verifica sempre raggiungibili con facilità, il manuale cartaceo è come un amico discreto e paziente che si offre quando e come lo studente voglia frequentarlo, che ne rispetta tempi, ritmi e modi. Che si fa persino maltrattare, senza mai lamentarsi, con sottolineature, passi evidenziati a più colori, note a margine, talvolta persino scarabocchi, "orecchie" e strappi alle pagine.

Il manuale cartaceo si fa interrogare a piacimento, leggere e rileggere, permette di assimilarne con la giusta ponderatezza i contenuti. Sa aspettare in silenzio e si adatta ai più svariati stili cognitivi. Non conosco ricerche in proposito, ma la mia esperienza personale mi porta a credere che le informazioni stampate su carta si facciano memorizzare con maggiore efficacia che quelle supportate da dispositivi digitali. Leggere su uno schermo, inoltre, è più disagevole che la lettura su carta.

Compagno di lunghe ore di studio, il libro di testo cartaceo si usura. Acquisitato nuovo (ma a me piacciono tantissimo anche i libri di testo usati!), pur trattato con rispetto, succede che la copertina sbiadisca, la rilegatura ceda, qualche pagina addirittura si stacchi. E' il segno (almeno uno dei segni) che abbiamo studiato abbastanza, che ci siamo con ogni probabilità impadroniti della materia, che il nostro rapporto con la pagina scritta, almeno per qualche tempo, si è esaurito. E' arrivato il momento, non senza qualche rimpianto, che il nostro compagno discreto di luminose quanto impegnative giornate di studio si faccia da parte e lasci spazio a nuovi libri e a nuove avventure della conoscenza. Forse si presenterà l'evenienza negli anni di frequentarlo di nuovo. Di lui ci rimarrà per sempre un grato ricordo.