copertina libroIl fallimento rappresenta un grande maestro di vita: ci permette di conoscere noi stessi in tutta la nostra essenza e nudità, ci fa da specchio, ci permette di maturare e di essere più realistici, ci libera da illusioni e dalla falsa immagine che negli anni ci siamo costruiti, fa cadere la maschera, promuove il disincanto.

Inoltre, partendo dall’inevitabilità del fallimento, possiamo affrontare la vita senza inutili ansie, senza aspettative di perfezione, senza l’insopportabile peso di conseguire un successo a tutti i costi che spesso si rivela deludente e che magari non corrisponde alla nostra autentica essenza.

Filosofo romeno americano, professore di studi umanistici alla Texas Tech University e professore onorario di Filosofia all’Università del Queensland in Australia, Costica Bradatan (Drăgoiești, 1971) - l’autore - prende a pretesto il tema del fallimento per presentarci una serie di figure leggendarie dell’universo culturale di tutti i tempi, da Socrate a Simone Weil, da Gandhi a Cioran, da Robespierre a Orwell, da Seneca a Mishima, da Chaplin a Dazai.

Ne esce un libro molto interessante, piacevole e che cattura l’attenzione del lettore, stimolandolo ad ampliare la propria visione dell’esistenza e a processare molti luoghi comuni e stereotipi della cultura occidentale.

Il saggio di Bradatan tocca temi sensibili come la rivoluzione, il perfezionismo, il binomio vincenti/perdenti come attualizzazione delle dottrina della predestinazione del riformatore protestante Calvino, i benefici dell'ozio, della contemplazione e dell’inazione rispetto alla severa etica produttivistica, il nichilismo, il successo che rende coloro che lo raggiungono “vanesi e superficiali”, la democrazia, i limiti del sistema dell’istruzione, il suicidio e la morte.

Si esce dalla lettura modificati e rinfrancati.