copertina libroAmeya Gabriella Canovi (Brasile, 1960) crede in una psicologia che ricerchi nell’infanzia la radice dei nostri problemi. Di più: secondo la psicologa italo-brasiliana, per scoprire le cause dei nostri grovigli mentali occorre risalire molto indietro nel tempo, agli avi, ai nonni e bisnonni ed oltre. Sarebbe perciò opportuno che ogni persona che si presenta a studio con un problema fornisse allo psicologo il cosiddetto genogramma. Soltanto allora sarà possibile ricostruire il copione, lo script, che ne ha guidato l’ esistenza:

“Conoscere e ricostruire la propria storia familiare è fondamentale per scoprire l’origine delle nostre eredità emotive e individuare la presenza di traumi transgenerazionali. Ogni sistema familiare si porta dietro ferite che superano il tempo. Un trauma, o meglio la reazione a esso, si trasforma poi in una modalità comportamentale, che diventa un vero e proprio copione che eseguiamo senza nemmeno rendercene conto”.

Le storie dei pazienti raccolte nel libro sono ben illustrate e l'autrice dimostra una grande sensibilità e un'abilità narrativa ragguardevole, capace di trasformare i casi clinici in racconti appassionanti ed esemplari del vissuto contemporaneo, di una profondità superiore a tante prose romanzesche.

Probabilmente il libro, molto leggibile e piacevole, è percorso da un’eccessiva sicurezza, dalla certezza che le proprie interpretazioni siano quelle giuste. Anche se, comprensibilmente, non poggiano su evidenze scientifiche solide. A causa del carattere stesso della disciplina, la psicologia, le cui teorie affondano ancora sulle sabbie mobili della ricostruzione soggettiva del terapeuta, sempre opinabile e non di rado diversa a seconda della scuola di appartenenza. Naturalmente, si tratta di una mia considerazione, del tutto personale. Si parva licet.

Nelle pagine del libro, l’autrice parla di frequente di sé, della propria famiglia, della proprie esperienze di vita, contravvenendo a quel dogma che vuole il terapeuta il più possibile neutrale e inaccessibile nella sua soggettività, nell’intenzione di fungere meglio da specchio per il paziente. Una regola sempre più anacronistica: quando emerge nel rapporto terapeutico, l’umanità dello psicoterapeuta potrebbe costituire un importante fattore di guarigione.

In conclusione il libro consente al lettore di comprendere alcune dinamiche psicologiche molto diffuse e di riflettere sulla propria storia personale e sui propri comportamenti, aiutandolo a cambiare quei costrutti mentali che gli procurano sofferenza e interferiscono con la sua felicità e autorealizzazione.