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Michael Crichton, Viaggi, Garzanti, 2010
(titolo originale: Travels, 1988)

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copertina libroLa prima parte del libro, un’autobiografia dello scrittore, narra della sua piuttosto accidentale formazione medica presso la prestigiosa Harvard Medical School, tra paura del sangue, insegnanti poco motivati e colleghi con nessun interesse vitale oltre il proprio ristretto campo specialistico. Ci offre nel contempo un panorama veritiero delle spesso forse troppo idealizzate universitÓ e cliniche americane.

Nella seconda parte del libro, abbandonato l’esercizio della medicina, Crichton ci racconta dei suoi viaggi alla scoperta del mondo. Talvolta indugia sui particolari esotici dei posti visitati, ma pi¨ spesso la sua attenzione Ŕ rivolta, scientificamente, all'indagine sui limiti dell’umano, ai comportamenti dell’uomo in situazioni estreme, vuoi durante un’immersione prolungata, oppure davanti a una belva feroce o durante un’estenuante scalata del Kilimanjaro.

Partendo dalle proprie esperienze e da una minuziosa analisi introspettiva del proprio vissuto personale, Crichton Ŕ molto bravo a sottolineare i nostri limiti, fisici e e mentali, di esseri umani e la nostra fragilitÓ e fallibilitÓ:

Molta parte del mio comportamento sembra schiettamente inconscio, volto a procurarmi un’esperienza dura, sconvolgente.  (p. 206)

Sempre aperto al nuovo, alla curiositÓ e alla meraviglia, il viaggio diventa in Chricton occasione di un ininterrotto processo di autoconoscenza.

Nel libro, in ordine sparso, l'autore affronta i difficili rapporti col padre, la notizia della cui morte improvvisa lo raggiunge mentre Ŕ in vacanza alle Isole Vergini; ci parla del suo cimento personale col mestiere di regista:

Sono il regista di un film internazionale, sto girando all’estero con grandi stelle del cinema! (p. 220);
si occupa di paranormale, dell’esperienza spirituale new age della meditazione, della chiaroveggenza, della telepatia, della trance, della reincarnazione, dell’aura. Nelle sue avvincenti pagine ci fa incontrare persino cacciatori di teste del Borneo e criminali giamaicani. Riflette, infine, sul mutato rapporto uomo-donna, frutto della rivoluzione sessuale e femminista:
Il modo migliore di pensare alle donne e agli uomini Ŕ di presumere che non vi siano differenze tra loro. (p. 347)
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Pagina aggiornata il 13.08.15
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