copertina libroLe Medical Humanities rappresentano un ambito non ancora del tutto ben definito. Esse costituiscono una nuova tipologia di formazione, ricerca e pratica, che si rifà a una concezione umanistica della medicina e che pertanto attinge alla filosofia, alla letteratura, all’arte e alle scienze umane in genere. Non si tratta di una novità assoluta: ci fu un tempo in cui il medico era anche un filosofo.

Va riconosciuto che oggi, invece, la formazione del medico e degli altri operatori della sanità è orientata a sviluppare quasi esclusivamente gli aspetti tecnico, scientifico e normativo. Il discorso vale meno per gli infermieri, la cui formazione storicamente pone maggiore enfasi, rispetto alle altre professioni, sugli aspetti relazionali e psicosociali.

Una formazione improntata alle MH (Medical Humanities) è volta a migliorare la relazione medico-paziente, riattribuendo valore alla persona, non più ridotta soltanto a oggetto clinico e nemmeno a utente, secondo la nuova prospettiva aziendalista dell'assistenza sanitaria. Restituendo valore alla persona, le MH valorizzano nello stesso tempo il professionista della salute, richiamando l'attenzione sulla creazione di un clima organizzativo favorevole all'erogazione di servizi di qualità. Contribuiscono inoltre a superare la visione bio-tecnicista dei problemi di salute. Mentre il medico infatti tende ad avere una conoscenza approfondita della biologia della malattia, spesso trascura la sfera soggettiva del malato. I tempi moderni richiedono invece il passaggio da una medicina centrata sulla malattia a una medicina centrata sul paziente.

L'etica svolge un ruolo sempre più importante nella medicina moderna. Le questioni bioetiche collegate all'inizio e al fine vita, l'umanizzazione degli ospedali e delle cure sanitarie in genere, le cure palliative, le crescenti innovazioni tecnologiche sono tutte questioni che rimandano all’adozione e alla rivalutazione di un approccio umanistico. Le MH possono portare in questo senso a cambiamenti significativi a livello individuale, professionale e organizzativo.

La società contemporanea si trova ad affrontare la sfida del multiculturalismo, della società multietnica, dove culture diverse si dovrebbero incontrare, spesso portatrici di una concezione della malattia eterogenea. L'incontro con culture diverse richiede capacità di comprensione che soltanto una supplementare formazione di stampo umanistico può integrare.

Ancora: la modernità ha comportato un mutamento delle patologie. L'invecchiamento della popolazione, collegato al cambiamento demografico, ha determinato un aumento delle malattie croniche. Molti problemi sanitari hanno notevoli agganci col sociale, per cui richiedono una lettura multidimensionale, non soltanto biologica, ma che tenga conto del contesto psicologico, familiare, lavorativo, culturale e religioso.

In campo politico, economico e organizzativo sempre più importanti appaiono i temi dell'equità di accesso alle prestazioni e della qualità della vita. I media contribuiscono a sensibilizzare la popolazione sulle questioni legate alla salute ed esercitano pressioni per una maggiore umanizzazione della relazione medico- paziente. Gli attuali professionisti sanitari hanno sempre più a che fare con un paziente informato, competente, esperto (talvolta addirittura saccente!). Emerge dunque, in tutto il mondo della salute, la necessità di acquisire una formazione integrata, delle competenze trasversali, un approccio olistico che porti a superare la vecchia relazione professionista-paziente orientata in senso paternalista e autoritario. Se la democratizzazione della medicina produce pazienti più autonomi e partecipi, corresponsabili delle decisioni, dotati di maggiore empowerment, la cura deve oggi essere negoziata col paziente da un medico consapevole, dotato di adeguate competenze comunicative.

L'aziendalizzazione delle unità sanitarie ha prodotto maggiore efficienza, ma, nello stesso tempo, ha fatto prevalere un economicismo volto spesso alla semplice riduzione della spesa. Ne ha risentito tutto l'ambiente di lavoro, con il personale sottoposto a uno stress lavorativo deumanizzante. I casi di burn-out sono in aumento. Intendiamoci: le considerazioni economiche, il rapporto costi-benefici, l'efficienza operativa hanno una parte importante e ineludibile nell'affrontare in modo globale il problema salute. Ma forse anche i manager avrebbero bisogno di riconsiderare la salute, dei cittadini e degli operatori, da una prospettiva più ampia, che non sia soltanto quella del calcolo economico.

La medicina basata sulle evidenze (EBM), che tanto meritato successo riscuote attualmente, finisce con l’accentuare tuttavia l'aspetto tecnico della pratica medica, oscurandone gli aspetti relazionali, difficilmente misurabili e quantificabili. Intendiamoci: la tecnica non è di per sé disumanizzante, anzi la competenza tecnica può rivelare una tensione etica. Ma la EBM non esaurisce le competenze del medico. La malattia presenta molti aspetti. Quelli psichico e sociale (e, aggiungerei, spirituale) non sono secondari. Un bravo clinico non coincide necessariamente con lo scienziato biomedico. Occorre perciò porre più attenzione al vissuto di malattia del paziente e al vissuto dei familiari e degli stessi operatori.

Si sta dunque formando una nuova sensibilità. E sebbene le resistenze e le perplessità siano ancora molte, da più parti si avverte il bisogno di educare professionisti della salute secondo le modalità delle MH. In Gran Bretagna, per esempio, il ripensamento del curriculum formativo dei medici, ha portato ad inserire le MH nei piani di studio.

Ma come si insegnano le Medical Humanities? Si ricorre ai metodi della medicina narrativa e delle scienze umane, della ricerca qualitativa e del pensiero narrativo.  Come materiale per una formazione orientata alle MH si utilizzano film, filmati, romanzi e letteratura, patografie, diari, opere teatrali, opere d'arte, giochi di ruolo. Si tratta di un processo formativo piuttosto complesso che mira a sviluppare capacità interpretative. Il materiale selezionato viene sempre discusso.

In conclusione si può dire che le MH stimolano la riflessività, aiutano gli operatori a liberarsi dei pregiudizi, inducono una maggiore democratizzazione della medicina, favorendo rapporti più corretti e profittevoli con i pazienti e con tutto il team di cura. Promuovono la consapevolezza della complessità in medicina, stimolano una visione interdisciplinare dei problemi. Senza contare l’arricchimento fornito da un potenziamento della cultura generale dei professionisti sanitari. Le MH aiutano a superare il riduzionismo e la specializzazione dei saperi, favoriscono una mentalità più aperta e nuovi modi di pensare, più creativi. Permettono di adottare un punto di vista sistemico, che superi i limiti del pensiero analitico oggi dominante in medicina.

L'autrice del libro qui riassunto a grandi linee, Alessia Bevilacqua, ha conseguito il dottorato in Scienze dell'educazione e della formazione continua ed è docente di Metodologia della ricerca pedagogica presso l'Università degli Studi di Verona.

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