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Ezio Vendrame, Calci al vento, Rizzoli, 2005, pp. 165

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copertina libroPer riflesso condizionato siamo portati a pensare che la vita dei campioni dello sport scorra in un continuo paradiso di gratificazioni illimitate. Non è così. Esistono le tensioni pre-agonistiche, le ansie da prestazione, le critiche continue dei media, la noia dei ritiri, la ripetitività degli allenamenti e la fatica dei viaggi di trasferimento. Inoltre a taluni di loro tocca in sorte anche un'angoscia esistenziale legata al temperamento e alle esperienze precoci.

È il caso di Ezio Vendrame, la fantasiosa ala destra di Casarsa del Friuli, conterraneo di Pasolini, artista del dribbling, che negli anni Sessanta-Settanta militò nella massima serie con le maglie di Spal, Vicenza e Napoli. Considerato il "George Best del calcio italiano", barba, basettoni e capelli lunghi e scarmigliati, stilemi della giovane cultura underground dell'epoca, Vendrame diventò celebre, oltre che per le sue doti tecniche, per i suoi comportamenti eccentrici, anticonformisti, individualisti, difficilmente omologabili a schemi tattici, ma anche morali.
Insomma, un eterno irrequieto, un irriducibile ribelle difficile da irreggimentare.

Ritiratosi dallo sport attivo, dopo aver fatto per un certo periodo l'allenatore, specialmente di squadre giovanili, Vendrame si è dedicato a tre sue passioni: la pittura, la chitarra e la scrittura.
Come scrittore, Vendrame ci ha regalato libri in cui sa rendere sulla pagina, in brevi capitoli sincopati, tutta la sua contraddittoria ed irrequieta soggettività, la sua anima nuda e piagata.
Si tratta, come in Calci al vento, di aneddoti salaci, di annotazioni sarcastiche, di stati d'animo dolorosi, di ricordi di una infanzia povera e difficile, di amori disperati, di sogni infranti, di solitudini, di illusioni, di smarrimenti, di disgusti, di stanchezze improvvise, di predilezioni particolari, come quella per gli artisti di strada.

Adottando un registro intimista, l'autore ci consegna una trama di riflessioni che richiamano alla mente i testi dei "poeti maledetti" e dei grandi chansonnier francesi, Brel, Brassens, Ferrè, di cui egli infatti è un grande estimatore. Così come è ammiratore e amico di un altro grande cantautore e poeta, l'italiano Piero Ciampi.

Calci al vento è la testimonianza di un male di vivere che è ancora, nonostante l'ottimistico trionfo della tecnologia, uno dei tratti consustanziali dell'essere umano contemporaneo.

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Pagina aggiornata il 14.04.16
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