copertina libroQuella vasta entità chiamata Unione Sovietica ha sempre destato (almeno in me) un grande interesse. Ricordo ancora di aver letto - avrò avuto suppergiù sedici anni - un reportage sull'URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) scritto da Piero Ostellino: il libro mi piacque molto.
Sugli Stati Uniti, l'altro grande Impero Mondiale, conosciamo quasi tutto: saggi, una caterva di romanzi, e poi film, telefim, serie tv, non c'è quasi angolo degli USA di cui non abbiamo ricevuto un'immagine o una descrizione dettagliata. L'Unione Sovietica, così come l'attuale Federazione Russa, società chiuse, hanno invece mantenuto nel tempo un alone di mistero.
Con Buonanotte, signor Lenin, Tiziano Terzani (Firenze 1938 - Orsigna, Pistoia, 2004), grande viaggiatore e autore di memorabili diari di viaggio, cerca di colmare questo nostra curiosità inevasa.

A partire dalla metà degli anni Ottanta al potere a Mosca c'è uno strano personaggio: Michail Gorbačëv. Egli introduce due parole che finiranno nei libri di storia: perestrojka e glasnost. "Riorganizzazione" e "trasparenza".
Talvolta le buone intenzioni nella Storia hanno esiti imprevedibili e non di rado negativi: le riforme volute da Gorbačëv portano all'implosione dell'Impero Sovietico, e al crollo del comunismo non soltanto in URSS, ma anche nei Paesi satelliti, appartenenti al cosiddetto Patto di Varsavia. Nelle piazze delle più importanti città sovietiche vengono abbattute le statue raffiguranti Lenin, il Padre della Rivoluzione bolscevica del 1917. L'epilogo lo conosciamo: invece della auspicata democrazia, si instaura negli anni nell'ex Unione Sovietica un governo autoritario. A merito di Michail Gorbačëv va ascritto che la rivoluzione da lui avviata è pacifica o comunque si realizza con pochissimo spargimento di sangue. La capitolazione dell'ancien regime è incredibilmente incruenta o quasi. Quello che segue è attualità e segna la fine dell'ennesima illusione.

Tiziano Terzani si trova al'epoca (agosto 1991) lungo il fiume Amur, in quel territorio siberiano che segnava il confine tra l'URSS e la Cina. Quando riceve notizia dell'abbozzato golpe per rovesciare Gorbačëv, Terzani decide di puntare verso Mosca. Il libro è la cronaca di questo lungo viaggio a ritroso, attraverso i territori dell'ex Unione Sovietica. Nelle varie repubbliche e capitali che attraversa, Terzani ha modo di parlare con intellettuali e uomini politici, ma anche con gente comune. Soprattutto si fida del suo intuito, gira per le strade, fiuta umori e atmosfere e cerca di restituire al lettore una copia oggettiva, viva e multidimensionale della realtà che osserva con attenzione.

Apprendiamo dal corrispondente fiorentino che l'Unione Sovietica era tutt'altro che un monolite. Ospitava una miriade di lingue ed etnie diverse - 15 stati, oltre 150 gruppi etnici e più di 100 idiomi diversi -, che spesso entravano in frizioni violente l'una con l'altra. Frequenti erano i pregiudizi razziali e le dispute territoriali. Per soprammercato esistevano pericolosi attriti di origine religiosa, fra cristiani e musulmani, o addirittura tra le varie fazioni musulmane, mai del tutto sopiti, mentre si diffonde a macchia d'olio il fondamentalismo.
Profeticamente Terzani avverte che il dissolvimento del comunismo aprirà le porte ad istanze nazionaliste e religiose, altrettanto dispotiche della dittatura comunista e all'affermazione del radicalismo islamico. Stalin era riuscito a tenere insieme le varie anime dell'Impero Sovietico, tramite una dittatura granitica, che sfociava in massacri e terrore e tramite il tentativo, mai del tutto riuscito, di russificare l'intero territorio, mediante deportazioni ed esodi pianificati. I suoi successori avevano continuato la sua politica, forse attenuando il pugno di ferro usato dal dittatore georgiano. Pure tra cinesi e sovietici, accomunati dal credo comunista, i rapporti erano tutt'altro che distesi, con frequenti scaramucce al confine.

Con la capitolazione del comunismo, Terzani ci avverte che in quelle plaghe nulla o quasi è cambiato. Ai vertici ci stanno ancora le stesse autorità che detenevano il potere prima della apparente svolta. Soltanto, negli uffici, si sono sostuite le bandiere rosse con falce e martello con il tricolore russo. Il trasformismo del potere è evidentemente una costante a tutte le latitudini. La vita, specialmente nelle periferie, procede indolente e sonnacchiosa. Dovunque Terzani trova sporcizia, disordine, lungaggini burocratiche, disinteresse per il lavoro assegnato, carenza di merci, anche quelle più comuni, come i generi alimentari. L'economia pianificata, che doveva modernizzare l'intero territorio sovietico, ha generato, oltre che irrazionalità e inefficienza produttiva, inquinamento. Di positivo nell'economia programmata c'è che ognuno ha il suo posto garantito, magari svolgendo un'attività fittizia del tutto inutile, e molto tempo a disposizione. Tra le popolazioni locali affiorano insoddisfazioni, tensioni, rivendicazioni, risentimenti, antichi rancori, odi secolari. Dopo il fallimento del comunismo prosperano la corruzione, la prostituzione e il traffico di droga, mentre si fa largo un nuovo ceto di ricchi e di uomini di successo: "i mafiosi, i gangster, i profittatori".

Sfilano, nella narrazione di Terzani, città soffuse di un'aura quasi mitica: Samarcanda, Bukhara, Taskent, Ashabad, Baku, Tbilisi, Erevan e regioni altrettanto misteriose e poco conosciute, come la Siberia, la Kirghisia, l'Uzbekistan, il Tagikistan, il Kazakhstan, l'Azerbaigian, la Turkmenia, il Nagorno-Karabah, l'Armenia. Dal magma della Storia affiorano ricordi di condottieri leggendari e crudeli, come Tamerlano e Gengis Khan.

Sebbene la prima edizione del libro sia uscita nel 1992, Buonanotte, signor Lenin conserva una sua freschezza e una sua attualità, grazie alle doti di analisi e interpretazione dei fatti, e alle intuizioni profetiche di un grande intellettuale-reporter come Terzani.

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