copertina libroPremetto che non sono un economista. Tuttavia non  posso nascondere che la lettura di questi due saggi di Serge Latouche - economista e filosofo nato a Vannes nel 1940 - mi ha procurato un senso di benessere. Per cui sono propenso a credere che il progetto di società proposto dallo studioso francese non sia del tutto da scartare, ma risponda a bisogni umani profondi e bocci senza appello alcune evidenti storture del nostro stile di vita occidentale.

"La parola d’ordine della decrescita ha soprattutto lo scopo di sottolineare con forza la necessità dell’abbandono dell’obiettivo della crescita illimitata, obiettivo il cui motore è essenzialmente la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale, con conseguenze disastrose per l’ambiente e dunque per l’umanità. Non soltanto la società è ridotta a mero strumento e mezzo della meccanica produttiva, ma l’uomo stesso tende a diventare lo scarto di un sistema che punta a renderlo inutile e a farne a meno"

Il modello sociale prospettato da Latouche rifiuta l'ideologia della crescita perenne, dell'iperconsumo e dello spreco. La sua utopia si prefigge di liberare l'uomo occidentale dal lavorismo e dalla sudditanza ai falsi desideri indotti dalla pubblicità e dall'industria. Promuove, invece, il tempo liberato dalla schiavitù del lavoro, l'ozio creativo, lo stile di vita sobrio, l'abbondanza frugale. Contro il globalismo, si richiama ai valori dell'identità, del localismo e del rispetto dell'ambiente. Anziché il produttivismo, la competitività esasperata, il profitto e l'avidità esalta l'abbondanza frugale, la gioia di vivere, la collaborazione, l'altruismo, il piacere, il gioco, la convivialità. In altri termini, sarebbe bene lavorare e consumare meno per vivere meglio. Rinunciando a quel consumo vistoso che invece di procurarci autentica gioia serve soltanto a ribadire il sempre più precario status sociale raggiunto.

Volendo riassumere a grandi linee la sua teoria di una società alternativa, Latouche dichiara che essa si basa su un circolo virtuoso di 8 "R": rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare.

Si tratta - lo sottolinea lo stesso Latouche - di idee non nuove, ma che prendono spunto dal pensiero di importanti autori, come Durkheim, Mauss, Polany, Dewey, Fromm, Bateson, Debord e Pasolini sino ai più recenti Partant, Ellul, André Gorz e Bernard Charbonneau. Ma soprattutto Latouche riconosce il suo debito al modello di società tratteggiato da Ivan Illich e da Cornelius Castoriadis.

Ai ragionieri (con tutto il rispetto per la categoria) che dominano oggi il dibattito economico internazionale, Latouche contrappone il pensiero utopistico di Ernst Bloch: “Senza l’ipotesi che un altro mondo è possibile non c’è politica, c’è soltanto la gestione amministrativa degli uomini e delle cose”.

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