copertina libroNon si può dire che la scienza sia il mio fondamentale interesse. Trovo che si occupi principalmente di conoscere il mondo “esteriore” e che faccia leva sulla sola razionalità, che non esaurisce certamente tutte le valenze del conoscere, inadatta per esempio per indagare la vita interiore.

Per ragioni professionali studio (o consulto) diversi manuali scientifici, ma raramente leggo libri direttamente scritti da scienziati sulla loro vita, i loro interessi, il loro lavoro quotidiano e relative scoperte. In genere considero gli scienziati, pregiudizialmente, degli “ingegni minuti”, richiamandomi alla celebre definizione vichiana.

Devo aggiungere, a mia difesa, che negli anni sono migliorato e che il mio interesse per le scienza, pur rimanendo secondario, si è esteso. Forse un po’ obtorto collo, spinto dalle esigenze della società contemporanea, che attribuisce alla scienza un’importanza sempre maggiore.

Ignoravo dunque l’esistenza di Richard Feynman, sino a quando Adelphi non ha pubblicato i suoi libri in Italia. A dirla tutta, complice dell’interesse su Feynman è stato per me in parte il profilo Twitter a lui dedicato, che mi si dice gestito direttamente dai familiari dello scienziato.

Irriverente, anticonformista, creativo, Feynman sembra incarnare a prima vista lo stereotipo dello “scienziato pazzo”. Ma alcune delle sue riflessioni hanno il potere di incenerire il lettore per la loro fulminante bellezza e verità. E’ stata dunque la mia una scoperta tardiva, ma esaltante. Il libro su cui mi soffermo è una raccolta di passi tratti da opere scritte, annotazioni, lettere e conferenze. Un libro di citazioni suddivise per argomento.

Esperto di matematica e di meccanica quantistica - le sue ricerche in questo campo gli valsero il Nobel per la Fisica nel 1965 - Richard Feynman (New York 1918 - Los Angeles 1988) involontariamente (ma solo in apparenza) si rivela anche (soprattutto?) un pedagogo originale e attuale. Egli non indaga soltanto i misteri della natura e della fisica, ma si interroga sulla conoscenza e su quali siano i metodi migliori per trasmetterla e per apprendere. E ci rivela quali sono, a suo avviso, i valori su cui basare una vita densa di significato.

Feynman non dispensa certezze, anzi ci esorta a vivere nell’incertezza ("la conoscenza scientifica è incerta", "La maggior parte delle nostre azioni si basa su conoscenze incomplete"). Nel campo della conoscenza il concetto di certezza viene sostituito da quello di probabilità. "Forse" è un avverbio da rivalutare. Nessuna verità corrente è degna di reverenza. Le teorie oggi in voga saranno le menzogne di domani. Diffida dell'autorità e degli esperti ("La scienza è la fede nell'ignoranza degli esperti"). Esalta il dubbio e l’errore come lieviti della vera conoscenza ("il dubbio ci spinge a guardare in nuove direzioni e cercare nuove idee"). Ci invita a coltivare i nostri interessi in modo indisciplinato (“... studi intensamente ciò che più le interessa nella maniera più indisciplinata, irriverente e originale possibile”). Ci chiama a porre domande alla realtà e ai professori e, nel condurre la nostra esistenza, a non tenere in alcun conto il giudizio degli altri. Occorre abituarsi, presto nel corso dell'esistenza, a pensare con la propria testa.

Il suo metodo scientifico parte dai problemi: chiunque sia attratto da un argomento o da una questione, indipendentemente dal proprio titolo, intelligenza e collocazione sociale, è autorizzato ad indagare a fondo, a riflettere, a studiare, ad esercitarsi con energia, senza lesinare sullo sforzo necessario. Feynman è convinto che tra gli esseri umani non ci siano grandi differenze di intelligenza. A fare la differenza sono la passione e il duro lavoro. Capire è per Feynman più importante che memorizzare. La vera conoscenza non deriva dall’imparare a memoria dei brani del libro di testo, ma capire e saper spiegare con parole semplici la materia trattata.

Quello che conta per lui non è cosa si vuole diventare, ma cosa si vuole fare, tenendo come bussola le proprie passioni. L’importante è l’avventura, il coinvolgimento (per Feynman l’interesse è un’emozione come l’amore), l’entusiasmo, l’emozione della scoperta. A suo dire, Feynman fu un insegnante talvolta annoiato, che avvertiva l’insegnamento come un ostacolo alla libera ricerca, ma più spesso un professore attento, sollecito verso i propri studenti, teso a motivarli alla conoscenza, a trasmettere la propria esperienza, a indirizzarli verso l'espressione piena e autonoma della loro personalità. Spesso le lezioni e gli incontri con gli studenti dei vari istituti diventavano motivo di coinvolgimento e di partecipazione, nonché fonte di gratificazione e di divertimento. A detta di chi vi aveva assistito erano uno spettacolo di competenza, chiarezza, teatralità, umorismo e suspense.

Un metodo pedagogico basato in apparenza su pochi principi, ma rivoluzionario, che sarebbe ancor oggi capace di rifondare in positivo tutto l'obsoleto sistema dell’istruzione scolastica. In Italia e nel mondo, E Dio sa quanto ce ne sia bisogno!

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