copertina libroL'amicizia fra Hans Calwer e Erwin Mühletal si interrompe, quando Hans decide di abbandonare l'associazione studentesca di cui entrambi fanno parte. Hans non sopporta più la superficialità e il conformismo della vita goliardica, mentre Erwin non trova il coraggio né la voglia di rinnegare i vecchi compagni.

Più tardi Hans fa un nuovo incontro. Conosce Heinrich Wirth, uno studente di filologia, di quattro anni più anziano, figlio di contadini, vegetariano, dotato di una maturità e di una saggezza particolari. Hans, insoddisfatto della vita che conduce, vede in Wirth, il filosofo-contadino, una possibile guida nella ricerca di un "senso della vita". Wirth tuttavia lo mette in guardia:

"Lei vuole qualcosa di diverso dagli altri. Cerca una via e crede che io possa conoscere quella giusta. Ma non la so, e credo che ognuno debba trovare la sua. [..] la mia strada [...] non è la sua".
Wirth consiglia ad Hans di condurre una vita più sobria, di nutrirsi di cose semplici: "pane, latte e frutta", di vivere il più possibile all'aria aperta, di rinunciare al fumo, all'alcol, al the e al caffé. Per Wirth è la vita che genera il pensiero, non viceversa.

Nel frattempo Erwin, pur provando nostalgia per Hans, cui lo lega un rapporto quasi di dipendenza e sottomissione, si innamora di Elvira, la figlia dell'ostessa dell'"Ussaro blu", una ragazza dall'"aggressiva, sfacciata bellezza", umorale, capricciosa che, come suol dirsi, lo mena per il naso, alterna interesse a indifferenza e, conteporaneamente, si fa corteggiare da altri ospiti.
Erwin contrae dei debiti, che poi riesce a pagare con l'aiuto del cognato. La lontananza da Hans permette ad Erwin di fare varie esperienze - alcune dolorose - che lo maturano. Diventa un altro, più autonomo e sicuro di sé. Conosce una ragazza berlinese e si fidanza. E si guadagna la stima e la fiducia degli altri membri dell'associazione studentesca. Estroverso, Erwin dunque saprà integrarsi nell'universo borghese.

Al contrario, lo stile di vita spartano adottato da Hans mette il giovane di malumore. Hans, ritiratosi in campagna, rimpiange l'esistenza che conduceva in città, fatta di piccoli, ma irrinunciabili piaceri. Dopo un colloquio chiarificatore con Wirth, Hans decide di fare ritorno in città. Il suo è un temperamento sensibile di artista che mal si accorda con la vita ascetica. Rientrato in città, si riconcila con Erwin, ma capisce di non appartenere alla schiera delle "persone fortunate alle quali le giornate corrono tra le dita leggere e senza rimpianti", ma di far parte "di tutti coloro cui la vita dà tanti problemi".

Amicizia appartiene alla produzione minore di Hermann Hesse (Calw, Württemberg, 1877 - Montagnola, presso Lugano, 1962) e venne scritta quando l'autore era trentenne (1907-1908). Ha come soggetto il periglioso quanto affascinante passaggio esistenziale dall'adolescenza alla vita adulta, un tema caratteristico nella narrativa dello scrittore tedesco. Si tratta quindi di un Bildungsroman, che anticipa altre sue opere successive più articolate. L'amicizia, specialmente quella giovanile, come ce la descrive Hesse, sembra consistere in un'alchimia tra due persone, in un mutamento costante della relazione, dove un'anima ne incontra un'altra, mentre nello stesso tempo entrambe evolvono e assumono sempre nuove forme. Ognuno tuttavia rimane unico, e nella sua incomunicabile unicità si trova spesso a dover deve fare i conti con la solitudine.

L'amico permette un confronto e quindi catalizza l'individuazione di ogni essere umano; permette pertanto ad ognuno di trovare e perfezionare la propria identità. L'amicizia, dunque, viene intesa come relazione che rende possibile conoscere più a fondo se stessi.

Oltre ai temi dell'individuazione e dell'amicizia e gli immancabili e preziosi elementi introspettivi e autobiografici, Hesse documenta, nel racconto in oggetto, il passaggio critico della società tedesca da una struttura contadino-artigianale al capitalismo industriale.
Precede il racconto, una stupenda ed esauriente prefazione della germanista Eva Banchelli.