SOCIETÀ

L'uomo è per natura un animale sociale.
(Aristotele, Politica)

Essere sociali vuol dire perdonare.
(R. Frost, The Star Splitter)

La borghesia non è più una classe sociale. E' la condizione umana.
(F. Brusati, Le rose del lago)

Una società che egli si compiace di definire "molto complessa" gli ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato innumeri poltrone, sedie, sgabelli, telefoni, gli ha messo a disposizione clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci e molto denaro.
Gli ha insomma moltiplicato prodigiosamente le occasioni per agire, intervenire, parlare, esprimersi, manifestarsi in una parola (a lui cara) per "realizzarsi".
(Fruttero & Lucentini, La prevalenza del cretino)

Giudico borghese chiunque pensi bassamente.
(G. Flaubert)

Oggi i figli si lamentano di avere padri con i quali non si può parlare. Non sanno che padri abbiamo avuto noi.
(L. Magni)

Agosto è un imbuto enorme di demenza collettiva.
(G. Ceronetti)

L'arte del progredire sta nel preservare l'ordine in mezzo ai mutamenti e nell'attuare i mutamenti in mezzo all'ordine.
(A.N. Whitehead)

Che cos'è il Novecento? Risponderò con le parole di Franco Venturi: è il tentativo sempre ripetuto di capirlo.
(E. Hobsbawm)

I bianchi percepiscono i neri come falliti, violenti, criminali, indolenti per il lavoro e pericolosi, ingiustamente favoriti dall'assistenza sociale. I neri considerano i bianchi sfruttatori, egoisti, la polizia e la giustizia violente e faziose.
(G. Riotta)

Nell’epoca della famiglia allargata, c’è anche la famiglia «allungata», nella quale genitori e figli vivono sotto lo stesso tetto molto più a lungo. Positivo? Non direi. Non si diventa marinai restando in porto a sognare gli oceani. Deve pure arrivare il momento di tentare la navigazione. Non si cresce senza rischio (...).
L'obiettivo dell'autonomia e dell'indipendenza deve tornare a fare parte dei desideri dei figli e dei genitori. Quando veniamo al mondo siamo sotto la totale responsabilità altrui. Poi dobbiamo assumerci le fatiche, gli oneri, ma anche il piacere delle nostre responsabilità e cominciare a scrivere in proprio, per quanto possibile, la nostra storia.
(F. Scaparro)

E’ con la cultura che si innesca il progresso, perché senza di essa l’uomo è condannato a vedere nell’altro sempre e solo un nemico.
(K. F. Allam)

Ci sono politici che, se i loro elettori fossero cannibali, prometterebbero loro missionari per cena.
(Mencken)

- Sono furbi i criminali?
- La maggioranza è molto più stupida di noi.
(Fruttero & Lucentini, La donna della domenica)

La sintassi non cambia la società.
(F. Fortini)

Nella nostra società il semplicismo ottimista è una malattia cronica.
(W. Styron)

La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile. 
(C. Alvaro)

È pur troppo vero, chi vuol figurare nel mondo, convien che faccia quel che fanno gli altri.
(C. Goldoni, Le smanie per la villeggiatura)

Malibu: Un gruppo di cabine da spiaggia per gente che non sa nuotare.
(F. Scott Fitzgerald, I taccuini)

La maggior parte dei figli lasciano i genitori a diciotto o vent'anni, vivono indipendentemente da loro per quindici o vent'anni e poi, col tempo, si riconciliano con gli anziani genitori e cercano di dar loro una mano.
(P. Roth, Ho sposato un comunista)

Maleducazione, irresponsabilità, doppiezza e stupidità sono le caratteristiche delle reali interazioni umane: la materia delle conversazioni, la causa di molte notti insonni. 
(J. Franzen, Come stare soli)

Ogni idea nuova, per propagarsi, si cristallizza in formule; per conservarsi si affida a un corpo di interpreti, prudentemente reclutato, talvolta anche appositamente stipendiato, e, a ogni buon conto, sottoposto a un'autorità superiore, incaricata di sciogliere i dubbi e di reprimere le deviazioni. Così ogni nuova idea finisce sempre col diventare una idea fissa, immobile, sorpassata. Quando questa idea diventa dottrina ufficiale dello Stato, allora non c'è più scampo. 
(I. Silone, Vino e pane)

[...] gli uomini i quali una volta dicevano no alla società e andavano nei conventi, adesso il più sovente finiscono tra i fautori della rivoluzione sociale [...] Non esito ad attribuire ai ribelli il merito di una più vicina fedeltà a Cristo. 
(I. Silone, L'avventura di un povero cristiano)

[I giovani di oggi] non hanno espressione alcuna: sono l'ambiguità fatta carne. I loro occhi sfuggono, il loro pensiero è perpetuamente altrove... Essi non hanno nessuna luce negli occhi: i lineamenti sono contraffatti... Sono quasi afasici e lanciano ogni tanto urli gutturali e interiezioni, tutte di carattere osceno. Non sanno sorridere o ridere. Sanno solo ghignare o sghignazzare.
(P.P. Pasolini)

La gioventù non vuole imparare più nulla, la scienza è in decadenza, il mondo intero cammina col capo all'ingiù, dei ciechi guidano altri ciechi... Tutto è sviato dalla sua strada.
(Lambert, Carmina Burana)

La prima cosa che dovetti imparare fu che gli uomini, senza un motivo particolare, anzi, senza nessuno scopo, infieriscono gli uni sugli altri ogni volta che possono, e che ciò deriva dalla loro natura, e quindi è inutile dolersene.
(S. Marai, Confessioni di un borghese)

Chi tollera i rumori è già un cadavere.
(G. Ceronetti)

Esiste una "prosperità", una fortuna europea, si chiama libertà: libertà di pensiero e di azione, libertà di circolazione e di opposizione. L'Europa non ha raggiunto facilmente questo stadio, questa sua "prosperità". Ci sono voluti milioni di morti, di terribili guerre, lunghe e crudeli, ci sono voluti scioperi, manifestazioni, movimenti di resistenza, sono serviti molti sacrifici per far sì che oggi un giovane diciottenne possa svegliarsi ogni mattina domandandosi quale futile attività intraprendere in quella giornata.
(T. B. Jelloun)

[...] la dimensione tipicamente liberale della meritocrazia, della competizione, dell'efficienza e del rischio.
(E. Galli della Loggia)

La volgarità è da ogni parte intorno a noi, e ogni giorno, inevitabilmente, soffochiamo nell'imbecillità.
(T. Bernhard, Un bambino)

[...] quel sentimento composto in egual misura di ammirazione e timore che una volta, prima che ci abituassimo a considerarli dei fagotti inerti ed ingombranti, ispiravano gli anziani, con la loro saggezza di vita.
(E. Loewenthal)

I tempi e i metodi non mutano.
(T. Bernhard, Un bambino)

La Società è qualcosa che non esiste. Esistono singoli uomini e donne, ed esistono le famiglie.
(M. Thatcher)

Vorrei comprendere come è possibile che tanti uomini, tanti borghi, tante città, tante nazioni sopportino talvolta un tiranno solo, che non ha forza se non quella che essi gli danno, che ha il potere di danneggiarli unicamente in quanto essi vogliono sopportarlo, che non potrebbe far loro alcun male se essi non preferissero subirlo invece di contrastarlo... È il popolo che si fa servo, che, potendo scegliere se esser servo o libero, abbandona la libertà e si sottomette al giogo: è il popolo che acconsente al suo male o addirittura lo provoca.
(E. de La Boetie, Discorso sulla servitù volontaria)

Il riformatore olandese Van Parijs e il sociologo tedesco Claus Offe sostengono che lo stato dovrebbe fornire a tutti i cittadini un reddito sufficiente a finanziare la loro istruzione e le cure mediche; il reddito minimo viene garantito per tutta la vita della persona e sostituisce la previdenza pubblica. Nella versione più radicale viene concesso a chiunque un reddito base, a prescindere dal bisogno effettivo. Scompare quindi la "valutazione della necessità".
(R. Sennett, Rispetto)

Criticare la diseguaglianza e desiderare l'uguaglianza non è, come talvolta si sente dire, coltivare l'illusione romantica che gli uomini siano uguali per intelligenza e carattere. Significa sostenere che, a fronte della profonda differenza delle loro doti naturali, il compito di una società civilizzata è di eliminare quelle diseguaglianze che trovano la loro origine non nelle differenze individuali, bensì nell'organizzazione sociale.
(R.H. Tawney, Equality)

La mancanza di rispetto, anche se meno aggressiva di un insulto diretto, può ferire in maniera altrettanto viva. Non c'è insulto, ma nemmeno riconoscimento; la persona coinvolta semplicemente non viene "vista" come essere umano pieno, la cui presenza conti qualcosa.
Quando la società tratta la massa della gente in questo modo, accordando solo a pochi il riconoscimento, crea una carenza di rispetto, quasi come se si trattasse di una sostanza troppo preziosa da far circolare. Al pari di altre carestie, anche questa è opera dell'uomo; ma a differenza del cibo, il rispetto non costa niente. Perché, allora, ne viene dispensato così poco?
(R. Sennett, Rispetto)

Da giovane pensavo che si potesse e si dovesse cambiare il mondo. Ora penso che il gesto più rivoluzionario che si possa compiere è riuscire a sopportarlo.
(M. Serra)

L'ingenuo presupposto che il mondo sia un malato e che bisogni andare in cerca del rimedio per la radicale guarigione della sua malattia. Strano malato, chi non è mai stato sano, e sempre ha fatto le cose di cui ora è accusato, e queste cose sono la sua storia, cioè la sua realtà. Tanto varrebbe considerare malato l'uomo perché s'innamora e fa tutte le corbellerie proprie dell'amore.
[...] Invochiamo il moltiplicarsi non dei disegni e dei programmi, ma degli uomini di buona volontà e di buon senso, mettiamoci al loro fianco [...] e avremo tutto ciò che è dato fare perché altro non si può o è un finto fare e un vano chiacchierare.
(B. Croce)

Ieri avevo dodici persone, e ho potuto ammirare la differenza di generi e sfumature dell'imbecillaggine: eravamo tutti perfettamente imbecilli, ma ciascuno a suo modo.
(Madame du Deffand)

Sempre si sopravalutano i propri simili e quindi coloro che ci vivono attorno - avrebbe detto Konrad - si sopravaluta anche chi meriterebbe il massimo disprezzo, si tende sempre a esagerare persino nella valutazione dei membri da noi meno stimati della ristretta e ristrettissima cerchia di conoscenti parenti eccetera e nei riguardi di certe persone si crede di esserci affidati a persone nobilissime, mentre in realtà siamo finiti in mano agli elementi più abietti che ci siano.
(T. Bernhard, La fornace)

La menzogna in questo paese è tutto, la verità attira solo accuse e scherno. Per questa ragione lui non taceva il fatto che l'intero suo popolo si fosse rifugiato nella menzogna. Chi dice la verità rischia di esser dichiarato colpevole oppure si espone al ridicolo, la massa o i tribunali decidono se uno debba esser dichiarato colpevole o venir ridicolizzato oppure dichiarato colpevole e ridicolizzato, l'uomo che dice la verità, se non lo si può dichiarare colpevole lo si ridicolizza, se non lo si può ridicolizzare lo si dichiara colpevole, in questo paese viene ridicolizzato e dichiarato colpevole chiunque dica la verità.
(T. Bernhard, La fornace)

È incredibilmente difficile sollevarsi da soli, da una famiglia povera, da un ambiente isolato. [...] È immenso il peso della famiglia, del suo sapere, delle sue relazioni sociali. È la famiglia che ti manda nella scuola giusta, dove farai le amicizie utili, che ti inserisce nella rete di relazioni sociali in cui si fa carriera. [...] La nostra società è fatta di clan, consorterie, tribù. Se sei dentro la tua vita è in discesa, se sei fuori trovi strade sbarrate.
(F. Alberoni)

Svaniti nell'ultimo trentennio tutti i suoi tradizionali punti di riferimento (la centralità operaia e sindacale, il maestoso welfare di un tempo, lo statalismo, perfino il comunismo), essa (la sinistra, n.d.r.) si ritrova sospinta dallo spirito dei tempi tra i due fuochi dell'individualismo libertario da un lato e del radicalismo movimentista dall'altro. A collegare i due, l'ideologia per l'appunto del politicamente corretto. L'ideologia cioè dell'obbligatorio e generale relativismo dei valori e della conseguente accusa di intolleranza per chi obietta, della radicale delegittimazione per ciò che riguarda i comportamenti personali di ogni vincolo rappresentato dalla storia e dal passato culturale, la tendenziale riduzione a "diritto" di ogni inclinazione o scelta individuali.
(E. Galli della Loggia)

Odiare l'oppressione, ma temere gli oppressi.
(V.S. Naipaul)

Nei rapporti umani menzogne e gentilezze valgono migliaia di verità.
(G. Greene)

C'è qualcosa di più terribile della guerra, è la pace comprata con la totale rinuncia alla vita e alla legge.
(E. Boutroux)

La gente avverte l'assedio della malavita, ma nella nostra società si è allentato ormai il nesso logico e morale fra colpa e castigo, delitto e pena. Il principio della responsabilità personale si diluisce in un mare di valutazioni sociologiche e di utopie umanitarie che non tengono conto dell'umanità reale, con la sua violenza e la sua crudeltà.
(S. Scarpino)

Settant'anni di comunismo, per arrivare al niente.
(slogan russo)

Un popolo che ne opprime un altro non può essere libero.
(K. Marx)

L'unica dimensione dell'attuale società è la razionalità tecnologica.
(H. Marcuse)

Se la natura avesse tante leggi quante ne ha lo Stato, nemmeno Dio potrebbe governarla.
(G. Borrow)

La gente si vergogna di vestirsi con eleganza.
(Valentino Garavani)

Libertà e non solo ordine.
(E. Luttwak)

[...] Anche per salvare la pace, bisogna essere in due, e basta che l'altro abbia una visione diversa della vita e della morte, perché la guerra scoppi. [...] L'esperienza sta dimostrando che gli ultimatum funzionano.
(S. Vertone)

O amico mio! ciascun individuo è nemico nato della Società, perché la Società è necessaria nemica degli individui.
(U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis)

E fango è il mondo.
(G. Leopardi)

La sociologia è un settore della fantascienza.
(J. L. Borges)

Il fanatismo è l'unica forza di volontà di cui sono capaci i deboli.
(F. Nietzsche)

Il mondo sta correndo - e sta correndo verso la sua fine.
(arcivescovo Wulfstan, in un sermone tenuto a New York nel 1014)

Il mondo è una farsa per quelli che pensano, una tragedia per quelli che hanno sentimenti.
(H. Walpole)

La politica fu in primo luogo l’arte di impedire alla gente di immischiarsi in ciò che la riguarda. In un’epoca successiva si aggiunse l’arte di costringerla a decidere su ciò che non capisce.
(P. Valery, Sguardi sul mondo attuale)

Il delinquente ha diritto alla sua pena.
(C. Beccaria)

La comunità torna dall'esilio in cui lo stato moderno l'aveva confinata; tutto le è perdonato e dimenticato: il senso di oppressione che derivava dal campanilismo, la propensione al narcisismo collettivo, la forza prevaricante delle pressioni interne e il dispotismo della condotta di vita che imponeva.
(Z. Bauman, La società dell'incertezza)

[...] il problema della sicurezza è un problema di libertà: non essere aggrediti, non essere derubati, non essere insultati, non dover camminare per vie e piazze ridotte a fetidi bivacchi, sono libertà fondamentali della persona. Ci sono ovviamente anche altre libertà, ma queste sono le più importanti. Uno Stato che non sa tutelarle non è Stato, e invita di fatto i cittadini a proteggersi con mezzi privati, con esiti che è anche troppo facile immaginare.
Sorprende poi notare la persistenza di idee sulla criminalità, e sui modi migliori di combatterla, ormai destituite di ogni fondamento, prima fra tutte quella che chi rapina o aggredisce o devasta beni pubblici agisce in tal modo perché povero o oppresso o discriminato. Sarebbe una vittima da capire e da aiutare.
[...] Altrettanto sorprendente è l'argomento che prima o più della piccola criminalità bisogna combattere quella grande, ovvero quella dei ricchi e dei mafiosi. I fatti dimostrano che il modo più efficace di combattere la grande criminalità è reprimere tutte le forme di illegalità, come prescrive la nota teoria delle «finestre rotte» (broken windows) di James Wilson e George Kelling
.
(M. Viroli, La Stampa 10.09.07)

Le parole continuano a forzare con facilità l'intelletto portando ovunque la confusione, e trascinano gli uomini in infinite controversie vuote di significato, in discussioni vane.
(F. Bacone, Novum Organum)

Gli abitanti di questa città sono freddi nel profondo dell'animo, la volgarità è il loro pane quotidiano, ciò che li distingue è il calcolo più infame.
(T. Bernhard, L'origine)

La società, intesa come comunità, non si dà pace fino a quando uno dei suoi membri, pochi o tanti che siano, non viene prescelto come vittima e non diventa, da quel momento in poi per sempre, l'individuo contro il quale tutti, in ogni circostanza, puntano il loro indice fino a trafiggerlo. La comunità, intesa come società, trova sempre l'individuo più debole e senza farsi alcuno scrupolo lo espone alle sue risate di scherno e ai suoi torturanti sarcasmi e dileggi, i quali si rinnovano ogni giorno e ogni giorno diventano più atroci, e la società è ricchissima d'immaginazione quando si tratta di trovare e inventare invenzioni sempre nuove e sempre più offensive per torturare le sue vittime con il sarcasmo e il dileggio. [...] La società, intesa come comunità, deriva sempre il suo divertimento soltanto dai difetti di uno o di un paio di individui scelti nel suo mezzo, questo lo si può constatare vita natural durante, e le vittime vengono sfruttate a fondo, fino a quando non sono portate alla rovina più completa.
(T. Bernhard, L'origine)

Lo Stato nasce nella violenza; soltanto quando ha ottenuto un monopolio legittimo sulla violenza esso può promulgare la legge.
(Bobbitt, The Shield of Achilles)

Abbiamo creato un tipo umano che non solo consuma per esistere ma esiste per consumare.
(G. Tremonti, La paura e la speranza)

È sempre più diffusa la fobia o ansia sociale, che si scatena nelle relazioni con gli altri. È legata al timore del giudizio altrui e alla paura di essere umiliato. Una sottocategoria della fobia sociale è quella scolare: un attacco di ansia acuta che prende i bambini al momento di andare a scuola. C'è anche una fobia da palcoscenico, che non ha risparmiato artisti straordinari.
(V. Andreoli, E vivremo per sempre liberi dall'ansia)

[...] un nuovo tipo di servitù [...] un potere immenso e tutelare [...] copre la superficie [della società] con una rete di piccole regole complicate, minuziose ed uniformi, attraverso le quali anche gli spiriti più originali e vigorosi non saprebbero come mettersi in luce e sollevarsi sopra la massa; esso non spezza le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si agisca; non distrugge, ma impedisce di creare; non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi, della quale il governo è il pastore.
(A. de Tocqueville)

Ciascuno ha descritto la libertà in modo diverso. Io vi dico che la libertà è l'opinione che ciascuno ha della propria sicurezza [...] e funzione fondamentale dello Stato è quella di garantire questa sicurezza dentro la quale fiorisce la libertà.
(Montesquieu)

[La televisione] ecco la guida che la società assegna alla gente, orientandola sulle mode e i modi di vivere, non sul senso vero dell'esistenza.
(monsignor Ravasi)

Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. [...] Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.
Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi, tanto che non si può fare ameno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.
(Alexis de Tocqueville, La democrazia in America)

Un'intera nazione che, a poco a poco, rinuncia a tutto ciò che di essa ha fatto un Paese del Primo Mondo - la democrazia, l'economia di mercato, l'integrazione con il resto del pianeta, le istituzioni civili, la cultura dell'accoglienza - per impoverirsi, dividersi, insanguinarsi, provincializzarsi, obnubilata dal populismo, dalla demagogia, dall'autoritarismo, dalla dittatura e dal delirio messianico.
(M. Vargas Llosa sulla crisi argentina)

L'era che verrà ci mostrerà il caos dietro la legge.
(Wheeler)

[...] l'emancipazione ci ha forse affrancato dai drammi del senso di colpa e dallo spirito d'obbedienza, ma ci ha inesorabilmente condannato al parossismo della prestazione, dell'iniziativa e dell'azione, nella più assoluta incapacità di essere noi stessi al di là delle richieste sociali di efficienza, iniziativa, rapidità di decisione e di azione, di cui non è dato di scorgere il limite.
(U. Galimberti, L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani)

Non c'è più nessuno che voglia cambiare il mondo. Vogliono soltanto possederlo.
(J. McInerney, Si spengono le luci)

Il comunismo è il potere dei soviet più l'elettrificazione del Paese.
(Lenin)

- Immagino, - e immagina una generazione di marziani, sbarcati senza progetti sul suo pianeta, esseri ai quali a un certo punto l'umanità ha dovuto arrendersi offrendo sesso libero come placebo alla conclamazione del loro nichilismo. La sofferenza di un figlio col cazzo al posto della testa, questo è tutto ciò che può immaginare.
(M. Covacich, Prima di sparire)

Non è la fine del mondo, è solo la fine del nostro mondo.
(E. Pieiller)

Se mi chiede un'opinione, le dirò che gli uomini non si amano oggi, esattamente come non si amavano duemila o ventimila anni fa, anche se la faccenda è meno visibile: la civiltà ha steso su tutto uno strato sottile come una vernice, di buone maniere e di buone intenzioni. Uno strato che ci fa illudere di essere cambiati. Noi che viviamo nelle cosiddette democrazie, ci sentiamo perfetti: e crediamo di poter venire a capo di qualsiasi problema. Crediamo di poter costruire le "società multietniche". Se fossimo più saggi, capiremmo che il mondo di oggi: quello vero, non quello che noi abbiamo in testa, tollera soltanto piccole mescolanze; e che, aumentando le dosi, si formano miscele esplosive. Ma gli uomini si odiano anche al di fuori della diversità. Si odiano nei condomini, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie. Basta un niente, perché vengano meno le buone maniere, la buona educazione e perfino gli affetti tra consanguinei...
(S. Vassalli, "Dialogo sulla democrazia" in La morte di Marx)

Dai tempi di Omero alla Rivoluzione francese, fino alla lotta contro il nazismo, i miei antenati europei hanno fatto in modo che oggi mia figlia possa andare per strada in minigonna senza essere chiamata "puttana" o obbligata a indossare un velo. Comprendo e rispetto culture e modi di vivere differenti, ma nessuno può obbligarmi a rinunciare a 3000 anni della mia cultura, della mia memoria e a diritti e libertà conquistati con sofferenza.
(A. Pérez-Reverte, Corriere della Sera 25 settembre 2009)

E ogni uomo ha delle debolezze, delle dolci manie, se queste manie vengono accontentate in qualche modo, va bene, il mondo va avanti beato come uno stomaco che digerisce bene l'abbondante cibo, altrimenti scoppiano i delitti e sembrerebbe assurdo ma è così, i delitti morali e materiali nascono dalle piccole manie non accontentate, o per lo meno non accarezzate.
(M. Tobino, Il figlio del farmacista)

L'immigrazione è una potenziale risorsa di rinnovato vigore e di capitale umano, a patto che siano soddisfatte due condizioni: primo, che la priorità vada a persone capaci, qualificate ed energiche dotate del talento e dell'esperienza necessaria al paese ospitante; e secondo, che i nuovi immigrati e i loro figli vengano assimilati alle culture del paese ospitante e dell'Occidente in generale.
(S.P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale)

Viviamo senza dubbio - perlomeno nei paesi sviluppati - nelle società più sicure mai esistite.
(R. Castel, L'insicurezza sociale. Che significa essere protetti?)

Il fine principale che mi prefiggo in ogni mia fatica è di irritare il mondo piuttosto che divertirlo.
(J. Swift)

Chi sposa lo spirito del tempo resta presto vedovo.
(V. Messori)

- "[...] Non ho commesso alcuna infrazione. Ho tutto il diritto di socializzare o non socializzare come più mi aggrada".
(P. Roth, Indignazione)

Niente è possibile senza gli uomini, ma nulla è durevole senza le istituzioni.
(J. Monnet)

Occorre riconoscere che esistono dei limiti nell'accoglienza: non i limiti dettati dall'egoismo di chi si asserraglia nel proprio benessere e chiude gli occhi e il cuore davanti al proprio simile che soffre, ma i limiti imposti da una reale capacità di fare spazio agli altri, limiti oggettivi, magari dilatabili con un serio impegno e una precisa volontà, ma pur sempre limiti.>
(E. Bianchi, >Ero straniero e mi avete ospitato

La droga è sempre un surrogato. E precisamente un surrogato della cultura.
(P.P. Pasolini, Lettere luterane

L'unica politica, l'unica degna di questo nome e del resto l'unica che io accetti di praticare, è la politica al servizio del prossimo, al servizio della comunità.>
(V. Havel, Meditazioni estive

Noi possiamo ritornare allo stato ferino. Ma se vogliamo restare umani, ebbene, allora, c'è una strada sola da percorrere: la via che porta alla società aperta. Noi dobbiamo procedere verso l'ignoto, l'incertezza e l'insicurezza, usando quel po' di ragione che abbiamo per realizzare nella migliore maniera possibile entrambi questi fini: la sicurezza e la libertà.
(K. Popper, La società aperta e i suoi nemici)

Velleitaria e demagogica, schizofrenica e corriva, la sinistra italiana, di fronte alla prova epocale costituita dalla nuova immigrazione ha fallito sul versante dei diritti da promuovere e su quello delle regole da far rispettare.
(G. Bettin, Gorgo. in fondo alla paura)

Nel dibattito sulla cultura degli immigrati, come in altri ambiti, c'è una plausibile posizione moderata tra gli estremismi del tollerare tutto e della tolleranza zero. Dovrebbe essere chiaro che in una democrazia le persone hanno il diritto di conservare il loro patrimonio familiare: lingua, religione, costumi. Ma dovrebbe anche essere pacifico che una società ha il diritto di mantenere la propria cultura indigena e storica e che i nuovi arrivati, se desiderano diventarne parte, debbano professare un deciso grado di lealtà verso la cultura indigena. Il problema è dove sia il confine tra la differenza tollerabile e quella intollerabile.
(P. Berger, A. Zijderveld, Elogio del dubbio)

L'Occidente si differenzia dalle altre civiltà non per il modo in cui si è sviluppato, ma per la peculiarità dei propri valori e delle proprie istituzioni. Queste comprendono in particolare il cristianesimo, il pluralismo, l'individualismo e lo stato di diritto, che ha permesso all''Occidente di inventare la modernità, espandersi in tutto il mondo e suscitare l'invidia di altre società.
(S.P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale)

La terapia somministrata dagli educatori, dagli psichiatri e dagli assistenti sociali non può che convergere verso i medesimi obiettivi dei pianificatori, dei manager e dei venditori, e divenire complementare ai servizi degli organi di sicurezza, delle forze armate e della polizia.
(I. Illich, Elogio della bicicletta)

La vittima è l'eroe del nostro tempo. Essere vittime dà prestigio, impone ascolto, promette e promuove riconoscimento, attiva un potente generatore di identità, diritto, autostima. Immunizza da ogni critica, garantisce innocenza al di là di ogni ragionevole dubbio. Nella vittima si articolano mancanza e rivendicazione, debolezza e pretesa, desiderio di avere e desiderio di essere. Non siamo ciò che facciamo, ma ciò che abbiamo subito, ciò che possiamo perdere, ciò che ci hanno tolto.
(D. Giglioli, Critica della vittima, quarta di copertina)

Nell'infinita libertà di cui godono oggi le persone si è operato un rovesciamento di imperativi: dall'ingiunzione "solida" (kantiana) a procrastinare il proprio godimento per costruire minuscole chiese o immense cattedrali di benessere per il mondo che verrà (i figli, gli affetti, la società tutta), si è passati a una nuova ingiunzione liquida (sadiana) a godere, senza por tempo in mezzo, di qualunque cosa.
(R. Mazzeo in Z. Bauman, Conversazioni sull'educazione)

Lo spettacolo è l'incubo della società moderna che, di fatto, non fa altro che manifestare il proprio desiderio di addormentarsi. Lo spettacolo è la sentinella del sonno profondo.
(G. Debord, La società dello spettacolo)

L'integrazione coatta non è migliore della segregazione coatta.
(H. Arendt)

La nostra è una società in cui si fa a gara per riuscire ad andare in televisione a rivelare segreti della propria vita privata che in passato si sarebbe fatto di tutto per nascondere.
(S. Sontag)

Per corrompere qualcuno basta insegnargli a chiamare “diritti” i suoi desideri personali e “abusi” i diritti degli altri.
(N.G. Davila)

Non esistono governi popolari. Governare significa scontentare.
(A. France)

Oggi siamo tenuti a parlare con entusiasmo della diversità. Si tratta al tempo stesso di glorificarla senza tregua e di non vederla mai all'opera. [...] idealizzazione romantica dell'alterità. [...] Il politicamente corretto è il conformismo ideologico dei nostri tempi.
(A. Finkielkraut, L'identità infelice)

La folla è la prova del peggio.
(Seneca, De vita beata)

L'uguaglianza assoluta, ovvero la distruzione di ogni gerarchia sociale non lasciando sussistere altre distinzioni che quelle della fortuna, produce un'estrema cupidigia, un'insaziabile sete d'oro; poiché, per quanto si dica, gli uomini vogliono innalzarsi, vale a dire distinguersi: e poiché anche la ricchezza partecipa alla mobilità del governo e della società intera, essa diventa corruttrice al sommo grado. I desideri senza limiti e senza regole si precipitano verso tutto ciò che promette oro, sola nobiltà ormai, solo onore, sola considerazione, in questo rapido movimento, mancando a tutti il tempo per imparare a possedere, tutti si gettano nei godimenti con una sorta di furore. Nessuna previdenza per i propri cari, nessun pensiero per l'avvenire: il presente è tutto per l'uomo concentrato nell'abiezione dei sentimenti personali e le leggi e i costumi tendono di conseguenza all'annientamento della famiglia. Nel disordine universale ognuno cerca con ansia il posto dovuto al suo merito, ai suoi servizi, ai suoi bisogni o alla sua cupidigia. Da ciò innumerevoli pretese, mormorii, lamentele, odii appassionati in uno sfondo generale di accidia e di scontento che cresce senza misura. Per calmarlo, per offrire, almeno come speranza, un pascolo ai desideri che divorano il popolo, uno scopo fisso e attuale alle passioni che lo agitano lo si getta, secondo le circostanze nella guerra o nel gioco; lo si attira alla borsa, o lo si spinge sui campi di battaglia, si moltiplicano gli spettacoli, le lotterie e le case da gioco; lo si corrompe in ogni modo per mettersi al riparo della sua corruzione.
(H.F.R. Lamennais, La religione considerata nei suoi rapporti con l'ordine politico e civile)

Ho una società, tutta intera, nella mia testa.
(H. de Balzac)

Il progresso arrivò anche nel mondo dei lager, e nella loro orbita presero a girare locomotive elettriche, scavatori, bulldozer, seghe elettriche, turbine, trivelle e un numero spropositato di macchine e trattori [...]. I lager progettavano, pianificavano, tracciavano grafici, creavano miniere, fabbriche, nuovi mari e gigantesche centrali elettriche.
Si sviluppavano impetuosamente, i lager, e al confronto le vecchie colonie penali sembravano ridicole, commoventi quanto le costruzioni di legno.
Eppure, [...], il lager non teneva il passo della vita che lo alimentava. Molti scienziati e studiosi di materie diverse dalla tecnologia e dalla medicina restavano inutilizzati...
Storici di fama mondiale, matematici, astronomi, letterati e geografi, esperti di pittura, studiosi di sanscrito e antichi dialetti celtici non trovavano impiego all'interno del sistema concentrazionario. Nel loro sviluppo i lager non erano ancora giunti a sfruttarli secondo le rispettive competenze. Erano semplice manodopera, sbrigavano lavoretti d'ufficio presso le sezioni culturali e didattiche del campo, oppure finivano nei lager per invalidi senza trovare uno sfogo al proprio sapere, spesso immenso e di portata non solo russa, ma persino mondiale. [...].
"Nei lager" continuò K. [...] "i criminali comuni spadroneggiano sui politici. Dissoluti, ignoranti, pigri e corrotti, ladri e violenti: sono loro a frenare lo sviluppo della vita lavorativa e culturale del lager".
E aggiunse prontamente che anche dall'altra parte del filo spinato, certe volte, a gestire il lavoro degli scienziati e dei massimi esponenti della cultura finivano persone poco istruite, ottuse, limitate.
Secondo lui il lager era un riflesso ingrandito, iperbolico, della vita oltre il filo spinato [...].
Se il sistema dei lager fosse stato sviluppato con coraggio e coerenza, rimuovendo freni e difetti, la sua evoluzione avrebbe portato a rimuovere il confine fra i due mondi [...].
Bastava saper gestire razionalmente gli uomini e fornire loro buone condizioni di vita. La vecchia storia che senza libertà la scienza non può esistere era assolutamente falsa.

(V. Grossman, Vita e destino)

La nostra è un'epoca di avvocati e di contabili.
(E. Luce, Il tramonto del liberalismo occidentale)

La vera misura di una società si può riconoscere nel modo in cui tratta i suoi membri più vulnerabili.
(Gandhi)

La natura, nel fare l'uomo per la società, lo fornì di un originario desiderio di piacere e di un'originaria avversione per l'offesa verso i suoi fratelli. gli insegnò a provar piacere nell'esser considerato favorevolmente da loro, e ad addolorarsi nell'esser considerato sfavorevolmente da loro.
(A. Smith, Teoria dei sentimenti morali)

 

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Pagina aggiornata il 03.03.20
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