PADRI
Ogni suo atto, ogni suo discorso aveva una fatalità drammatica per me. Infatti, lui era l'immagine della certezza, e tutto ciò che lui diceva o faceva era il responso di una legge universale dalla quale io dedussi i primi comandamenti della mia vita.
(E. Morante, L'isola di Arturo)

"[...] È una grande trasformazione quando si diventa padri; il mondo, la nostra vita, non ci appaiono più quelli. Fino allora tutto finiva in noi, dopo tutto prosegue; entriamo  noi stessi nell'infinito misterioso delle generazioni. I nostri vizi, le nostre virtù dureranno in altri, dopo che saremo morti; si riprodurranno forse anche i nostri gesti. Solamente colla paternità l'uomo entra nel possesso pieno della vita. [...]".
(A. Oriani, Gelosia)

Il bello dell'essere padri è che lo standard qualitativo è da sempre penosamente basso.
(M. Chabon, "Io e William" in Uomini si diventa)

Papà con me è stato un padre tenerissimo: nessun genitore impegnato con un lavoro ministeriale, anche part-time, avrebbe potuto essere più affettuoso. C'era e contemporaneamente non c'era; in questo è stato simile a tutti gli altri padri.
(R. Matteucci, Costellazione familiare)

Non ho dubbi sul fatto che l'impulso maschile a minimizzare la propria inadeguatezza, a rifiutarsi di riconoscere la propria incapacità o mancanza di preparazione, sia stata e continui ad essere causa di una parte consistente dei mali del mondo, in forma di incidenti, errori e calamità [...]. C'è poi il danno più sottile perpetrato sui ragazzi, i quali crescono imparando dai padri e dagli uomini che li circondano la tragica lezione per cui il fallimento non sarebbe una costante umana, bensì una sorta di aberrazione legata al genere, una pecca che, nel maschio, va occultata.
(M. Chabon, "Fingere" in Uomini si diventa)

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Pagina aggiornata il 26.06.16
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