La salute non analizza se stessa e neppure si guarda allo specchio. Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi. 
(I. Svevo, La coscienza di Zeno)

Ogni malattia è un problema musicale. Ogni cura è una soluzione musicale.
(Novalis)

Parlare delle malattie è un intrattenimento da Mille e una notte.
(W. Osler)

La malattia non è solo una "questione tecnologica", ma è un problema soprattutto etico che riguarda la speranza dell'Uomo che cerca una salvezza in modo disperato.
(Cardinale C.M. Martini)

Fa bene essere qualche volta malato.
(H.D. Thoreau)

I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza.
(M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

Vi giuro, signori, che l'essere troppo consapevoli è una malattia, un'autentica, assoluta malattia.
(F. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo)

Io sono un uomo sano. Ma sospetto sempre negli spasimi degli ammalati qualche ricchezza che non ho. La mia salute rischia, a volte, di diventarmi troppo semplice di trasformarsi in pesantezza, in banalità.
(E. Colorni)

Saba gli svela come la verità della vita - e anche della storia e dell' epoca, specie di un' epoca tenebrosa e infera come quella che entrambi stanno vivendo - si manifesti anche e soprattutto nella soggettività esasperata e ferita, nelle debolezze nevrotiche, nelle ansie perfino grette, nelle idiosincrasie e nel disadattamento.
(C. Magris)

La cuspide della vita è scrivere, nella notte, della malattia durante la malattia.
(O. Ottieri)

Esiste un legame tra letteratura e depressione? «Strettissimo, anche se è un po' come il dilemma della gallina e dell' uovo: non sai se è la depressione a fare lo scrittore o se è la scrittura a causare la depressione. Forse non si può scindere e, comunque, sono convinto che esista un fattore depressivo sproporzionato nella vita di tanti scrittori che gravitano verso gli aspetti creativi della malinconia, per esorcizzarla. Nel mio caso, la scrittura è stata sempre un tentativo di purgarmi dei demoni che la mia natura depressiva creava». Chi sono i grandi depressi della letteratura mondiale? «Hawthorne, Camus, Dostoevskij, Poe, John Donne, Virginia Woolf e soprattutto Dante. La cui visione profondamente pessimista della condizione umana è certamente il risultato di un' indole depressa, oltreché fonte del suo straordinario genio».
(W. Styron)

Non v'è dubbio, che ogni condizione umana ha i suoi doveri. Quelli d'un infermo sono la pazienza, il coraggio, e tutti gli sforzi per non essere inamabile a coloro che gli sono vicini.
(S. Pellico, Le mie prigioni)

La malattia cronica è una vecchia signora che adora essere trattata con ogni riguardo.
(M. Proust)

La mia opera è nata per ragioni terapeutiche. Se non avessi scritto, gli stati depressivi che ho attraversato mi avrebbero certamente condotto alla follia.
(E. Cioran)

Tutto quanto conosciamo di grande sono i nevrotici a donarcelo. Gustiamo le loro opere ma ignoriamo quanto siano costate ai loro autori in termini di insonnia, pianto, riso convulso, orticarie, asma, epilessie. Senza malattia nervosa non c’è grande opera.
(M. Proust)

L’intelligenza e il talento vengono pagati con la perdita dell’equilibrio psicologico.
(C. Milosz)

È difficile decidere se i nervi si indeboliscono per causa dello scrivere o se invece il mestiere di scrivere attragga preferibilmente la gente predisposta alla nevrosi.
(P. Levi)

Perché voler curare la nostra malattia? Davvero dobbiamo togliere all’umanità quello ch’essa ha di meglio?
(I. Svevo)

Non credo che dall’età post-romantica in avanti si dia un solo caso di grande letteratura che non sia alimentata dalla "malattia".
(E. Gioanola, Letture, ottobre 2006)

[...] rispettare la persona umana menomata dalle nebbie tragiche dell’Alzheimer, inchiodata al letto o alla carrozzella, smarrita nelle sue facoltà fisiche o intellettuali, senza mai identificarla con la sua infermità che diviene anche «in-formità»: l’essere umano nella sua indegnità richiede rispetto nonostante la sua miseria fisica, psicologica, morale anzi, proprio in essa va riaffermata la perdurante dignità umana.
(E. Bianchi, La Stampa 27 maggio 2007)

Le donne si lamentano, gli uomini muoiono.
(proverbio americano)

L'esperienza di essere socialmente denigrati o umiliati compromette l'identità degli esseri umani, proprio come la malattia mette a repentaglio la loro vita fisica.
(H. Honneth, The Fragmented World of The Social: Essays in Social and Political Philosophy)

Il troppo lavoro sedentario, l'attività mentale incessante, la persistenza prolungata, ininterrotta di sforzi a cui era costretto non solo per sostenere quella vita signorile ch'era abituato a condurre, ma anche per nutrire, giustificare e imporre altrui la pronta sua ambizione ai poteri politici; non compensati dal sonno necessario, dai necessarii riposi intermittenti, lo avevano alla fine stremato, gli avevano cagionato un gran perturbamento nervoso.
(L. Pirandello, L'esclusa)

Io vorrei, veda, che gli uomini che pretendono di studiare la vita avessero prima una certa conoscenza con la patologia...
(A. Panzini, La mia Romagna)

Ad ogni nuovo giorno, ad ogni nuovo istante sono andato avanti per cause di forza maggiore, le malattie e infine, molto più tardi, le malattie mortali mi hanno fatto scendere dalle nuvole ponendomi sul terreno della sicurezza e dell'indifferenza.
(T. Bernhard, La cantina)

Aveva sempre aborrito gli individui che non erano affetti da nessuna di quelle che lui chiamava le sacrosante malattie che durano tutta una vita, li aveva sempre considerati individui di infima categoria, la cui compagnia, e soprattutto la compagnia di tipo intellettuale, era per lui una faccenda degradante e, se non sudicia, quanto meno sempre tale da debilitare il suo carattere. I cosiddetti sani gli facevano compassione perché costoro, secondo le sue concezioni, non si sollevano mai dalle bassure dell'assoluta ottusità mentale e sono condannati a perseverare vita natural durante in questa loro volgare ottusità mentale, chiunque siano e qualunque cosa facciano, e lui li disprezzava apertamente e tutte le volte sembrava provare un vero piacere nel disprezzare queste misere, indegne creature, tanto nocive all'intelletto, come in effetti una volta aveva dichiarato in mia presenza.
(T. Bernhard, I mangia a poco)

Benedico le molte, noiose e a volte misteriose malattie infantili. Ne ho sofferto. Ma ne valeva la pena. Mi hanno salvato dagli amici, dai compagni di scuola, dagli interminabili giochi dell'infanzia. A letto, fra le lenzuola, scoprivo e conquistavo con i libri mondi inaccessibili. Le malattie infantili mi hanno insegnato la deliziosa compagnia dei libri, così bella da riuscire quasi colpevole, dai Dialoghi platonici a Guerra e pace, alle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo, alle decine di Manuali Hoepli, a quei volumi dalla copertina verdognola della Edoardo Sonzogno editore in Milano, stampati malissimo, autentici attentati all'acuità visiva, ma dolcissimi, dentro, come frutti maturi al punto giusto.
(F. Ferrarotti, Leggere, leggersi)

La malattia rende più piacevole la buona salute.
(Eraclito)

Si può simulare una malattia per non andare a lavorare, e molti lo fanno con grande tranquillità.
(G. Jervis, La conquista dell'identità)

Il cancro è l'espressione somatica dell'effetto biofisiologico della stasi sessuale.
(W. Reich, La biopatia del cancro)

Noi beviamo, mangiamo o respiriamo il 90 per cento delle nostre malattie.
(L. Pasteur)

Secondo il dottor Rosenthal alcuni bambini preferiscono restare malati e giungono al punto di rifiutare le cure, perché la malattia offre in un certo senso uno stato di libertà.
(A. Oz, Michael mio)

L'uomo di successo è sano; gli insuccessi cominciano ad alterare gli equilibri biologici.
(P. Ottone, Le regole del gioco)

Solo di recente ho capito che non si ottiene niente restando alla superficie delle cose. Come tutti, l'ho scoperto a mie spese, e soltanto negli ultimi anni grazie, credo, a due cose: la malattia e il successo. Una soltanto non mi sarebbe bastata, ma l'abbinata è stata vincente. Non sono mai stata altrove che malata. In un certo senso la malattia è un luogo, più istruttivo di un lungo viaggio in Europa, e un luogo dove non trovi mai compagnia, dove nessuno ti può seguire [...]. Quasi altrettanto isola il successo, e niente mette in luce la vanità altrettanto bene.
(F. O' Connor)

Un'indigestione non è forse più ricca di idee di quanto non lo sia una sfilza di concetti? Le disfunzioni degli organi determinano la fecondità dello spirito: colui che non sente il proprio corpo non sarà mai in grado di concepire un pensiero vivo.
(E.M. Cioran, Sommario di decomposizione)

Le teorie psicologiche della malattia sono un mezzo poderoso per gettare la colpa sul malato. Spiegare ai pazienti che sono loro stessi la causa, involontaria, della propria malattia significa anche convincerli che se la sono meritata.
(S. Sontag)

La malattia è un impedimento per il corpo, ma non necessariamente per la volontà.
(Epitteto, Enchiridion)

Manca qualcosa a un uomo che non ha conosciuto la malattia, la sventura, la prigione.
(E. Mounier)

Per il medico la mia malattia è un incidente di routine nella sua visita di reparto, ma per me è la crisi della mia vita.
(A. Broyard)

Quando vi si dirà che avete qualcosa sul genere d’un rene malato, o d’un ingrossamento al cuore, e voi comincerete a farvi curare o quando vi si dirà che siete un pazzo, o un criminale e insomma tutto d’un tratto la gente rivolgerà su voi la sua attenzione: ebbene, sappiate che allora voi siete incappato in un cerchio magico, dal quale non avrete più modo di uscire. Farete dei tentativi per uscirne e non otterrete che di perdervi peggio.
A. Cechov, Reparto n. 6)

E' più istruttiva la malattia di un viaggio in Europa.
(F. O'Connor)

Quando tutto il resto crolla, quando il coefficiente di avversità è formidabile, tuttavia si è ancora responsabili dell'atteggiamento nei confronti dell'avversità: se vivere una vita di amaro rimpianto o trovare un modo per trascendere l'handicap e dare forma a una vita piena di significato nonostante l'handicap stesso.
(I.D. Yalom, Psicoterapia esistenziale)