LAVORO

Nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell'altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico.
(K. Marx, F. Engels, Ideologia tedesca)

Abbiamo un impiego. Un impiego! Il premio che ci spetta dopo anni di studio! Abbiamo lavorato duramente da giovani per poter di nuovo lavorare duramente da adulti. Un impiego! Il culmine della nostra vita! La risposta!
L'idea che l'"impiego" sia la risposta a tutte le tribolazioni, individuali e sociali, è uno dei miti più deleteri della società moderna.

(T. Hodgkinson, L'ozio come stile di vita)

Chi è maestro nell'arte di vivere distingue poco fra il suo lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos'è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell'eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui, pensa sempre di fare entrambe le cose insieme.
(pensiero zen riportato da D. De Masi in Mappa Mundi)

Come sia possibile sopportare la vera e profonda noia di non fare con scrupolo tutto ciò che si fa, foss'anche battere un chiodo, è difficile spiegarlo.
(A. Ronchey)

Il peggio mestiere è quello di non averne alcuno.
(C. Cantù)

Soprattutto niente zelo.
(Talleyrand)

È impossibile godere appieno dell'ozio se non si ha un sacco di lavoro da fare.
(J. K. Jerome)

Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi.
(J. Conrad)

C'è la diffusa tendenza da parte delle imprese, a considerarti un beneficato, per la sola ragione che pagano il tuo lavoro.
(E. Biagi)

Se gli uomini hanno la capacità di inventare nuove macchine che tolgono lavoro ad altri uomini, hanno anche la capacità di rimetterli al lavoro.
(J.F. Kennedy)

Influire è meglio che fare.
(L. Iannuzzi)

Non c'è vera ricchezza all'infuori dell'umano lavoro.
(P.B. Shelley)

Per fare le cose occorre tutto il tempo che occorre.
(A. Moro)

L'uomo è come una bestia, che vorrebbe far niente.
(C. Pavese, Lavorare stanca)

Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni in cui domina la società capitalistica. E' una follia che porta con sé miserie individuali e sociali che da due secoli stanno torturando la triste umanità. Questa follia è l'amore del lavoro, la passione esiziale del lavoro, spinta sino all'esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie. Anziché reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti, i moralisti hanno proclamato il lavoro sacrosanto. Da uomini ciechi e limitati quali sono, hanno voluto essere più saggi dello stesso Dio; uomini fiacchi e spregevoli, hanno voluto riabilitare ciò che il loro Dio aveva maledetto [...]. Si dice che la nostra epoca è il secolo del lavoro; è infatti il secolo del dolore, della miseria e della corruzione.
(P. Lafargue, Il diritto all'ozio)

L'uomo sano e saggio non si allontana mai dalla ragione e non si concede nessuno svago se non quello del proprio lavoro.
(H. James, La lezione dei maestri)

Anche in questa epoca nostra in cui la sofferenza delle masse è formidabile e i problemi sociali sono straordinariamente complicati, può esserci una gioia di vivere, sol che noi vogliamo vedere in ogni problema che il nostro tempo ci pone un compito a noi affidato. Come può ogni singolo individuo venire a capo di questo campito? Ciò dipende dalla sua capacità personale e dalla sfera di azione a lui affidata. Ma chiunque di noi voglia comprendere, può raggiungere la più alta felicità che l’uomo possa conoscere: quella di lavorare per la felicità altrui.
(H. De Man, La gioia nel lavoro)

La società non si cura dell'individuo che nella misura in cui esso renda. I giovani lo sanno. La loro ansietà nel momento d'affrontare la vita sociale è simmetrica all'angoscia dei vecchi al momento in cui ne sono esclusi.
(S. de Beauvoir, La terza età)

V'è quasi sempre un'ambivalenza nel lavoro, che è al tempo stesso un asservimento, una fatica, ma anche una fonte d'interesse, un elemento di equilibrio, e un fattore di integrazione alla società. Quest'ambiguità si riflette nella pensione, che si può considerare come una specie di grande vacanza, o come una caduta tra gli scarti.
(S. de Beauvoir, La terza età)

Già esserci è l'ottanta per cento del lavoro. 
(W. Allen)

Esiste poi il coraggio necessario per resistere alle difficoltà che ci logorano. Noi sappiamo che, qualsiasi mestiere facciamo, qualsiasi compito svolgiamo, ogni giorno incontreremo continuamente opposizioni, ostacoli da superare. E in certi casi le difficoltà sono così grandi da farti pensare che forse sia meglio lasciar perdere, ritirarsi. Ti assalgono allora un'immensa fatica e il senso dell'inutilità di ogni cosa. [...] Lo scoramento è una terribile tentazione.
(F. Alberoni)

Il lavoro e l’applicazione continui sono il cibo del mio spirito. Quando comincerò a cercare il riposo, allora smetterò di vivere.
(F. Petrarca)

L'accorciamento dell'orario di lavoro non ha creato nuovo lavoro ma solo straordinari.
(G. Alvi)

In ogni attività la passione toglie gran parte della difficoltà.
(Erasmo da Rotterdam, Per una libera educazione)

[Odio il lavoro] che mi realizza come un pugno nello stomaco.
(R. Jauffret, Giochi di spiaggia)

Il lavoro, il merito e l'esperienza devono essere sempre ricompensate.
(J.P. Raffarin)

Non dare mai a nessuno il 100% di te stesso.
(B. Dylan)

Non è dal lavoro che nasce la civiltà: essa nasce dal tempo libero e dal gioco.
(A. Koyré)

Chi è maestro nell'arte di vivere distingue poco fra il suo lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos'è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell'eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui pensa sempre di fare entrambe le cose insieme.
(pensiero zen)

Il lavoro è umano solo se resta intelligente e libero.
(papa Paolo VI, Populorum progressio)

La causa principale del progresso nelle capacità produttive del lavoro, nonché della maggior parte dell'arte, destrezza e intelligenza con cui il lavoro viene svolto e diretto, sembra sia stata la divisione del lavoro.
(A Smith)

Quando lavoriamo dobbiamo lavorare. Quando giochiamo dobbiamo giocare. Non serve a nulla cercare di mescolare le due cose. L'unico obiettivo deve essere quello di svolgere il lavoro e di essere pagati per averlo svolto. Quando il lavoro è finito, allora può venire il gioco, non prima.
(H. Ford)

La reale conquista della scienza e della tecnologia moderna consiste nel prendere delle persone normali, nell'istruirle a fondo in un settore limitato e quindi nel riuscire, grazie a un'adeguata organizzazione, a coordinare la loro competenza con quella di altre persone specializzate, ma egualmente normali. Ciò consente di fare a meno dei geni.
(J. K. Galbraith)

Il posto di lavoro ideale è definito come ambiente sicuro e salutare, nel quale le persone possono esprimere il loro potenziale attraverso un lavoro essenzialmente gratificante e per il quale vengono ricompensate in modo equo.
(C. Maslach, psicologa)

Dobbiamo impegnarci a far bene, ma ricordandoci che una cosa fatta bene può sempre essere fatta meglio.
(E. Agnelli)

Non saprei iniziar niente con una felicità eterna, se non mi si offrissero nuovi compiti e nuove difficoltà da superare.
(Goethe)

Ci sarà da lavorare, quindi ci sarà da divertirsi.
(A. Sacchi, allenatore di calcio)

I consumatori nella società dei consumi, così come gli abitanti della Leonia di Calvino, hanno bisogno di "spazzaturai", e in gran numero, e del tipo che non si schifa a toccare e maneggiare quel che è già stato consegnato al cumulo delle immondizie; ma i consumatori non sono disposti a fare il lavoro degli spazzaturai. In fin dei conti, sono stati formati a godere delle cose, non a soffrirne. Sono stati educati a non sopportare la noia, la monotonia e i passatempi tediosi. Sono stati addestrati a cercare strumenti che facciano per loro ciò che un tempo facevano da soli. Sono stati sintonizzati sul mondo del "pronto all'uso" e al mondo della soddisfazione istantanea. Ecco che cosa sono le delizie della vita dei consumatori. Ecco che cos'è il consumismo. E di certo non comprende lo svolgimento di lavori sporchi, sfibranti, noiosi o semplicemente non divertenti. Con ogni trionfo successivo del consumismo, il bisogno di spazzaturai cresce, e il numero delle persone disposte a diventarlo cala.
(Z. Bauman, Vite di scarto)

La fabbrica fordista [...] ridusse le attività umane a movimenti semplici, standardizzati e in grande misura preprogrammati, da seguire ubbidientemente e meccanicamente senza impegnare alcuna facoltà mentale e tenendo alla larga la spontaneità e qualsiasi iniziativa individuale.
(Z. Bauman, Modernità liquida)

Lavoriamo senza riflettere, è l'unico modo per rendere la vita sopportabile.
(Voltaire, Candido)

La mia prima scoperta è stata che nessuna occupazione, per quanto umile, è veramente "non qualificata". Tutti i lavori che ho affrontato nel corso del mio esperimento richiedevano concentrazione e molti anche la padronanza di nuovi termini, nuovi strumenti, nuove competenze: dal passare gli ordini al computer di un ristorante al manovrare l'aspirapolvere a zaino.. [...] Indipendentemente dal mio valore negli altri settori della vita, nel mondo del lavoro a basso costo ero una persona di media abilità: capace di imparare, ma anche di combinare disastri.
(B. Ehrenreich, Una paga da fame)

Si vedeva che detestavano le ore passate in ufficio, ma non è che fossero proprio ansiose di tornare dai mariti e dalle mogli irascibili e dai figli villani, o da nessuno se vivevano da sole. Il viaggio in treno era un piccolo intermezzo in cui potevano essere se stessi, niente capo, niente marito, niente moglie, niente colleghi e niente figli.
(P. Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile)

Non ho mai considerato degradante una sola delle centinaia e migliaia di attività che ho svolto nella cantina.
(T. Bernhard, La cantina)

Conosco molti cretini, figli di potenti che con varie strategie sconfiggono giovani intelligenti, ma meno abbienti: gli idioti del successo che potranno dire di aver prevalso in un sistema aperto, in una competizione paritaria. Sono impietrito di fronte alle sopraffazioni, ai concorsi pubblici espletati nel pieno rigore delle formalità burocratiche e guidati per far vincere i raccomandati. In alcuni casi, quando il livello è di una disparità abissale, uno perde perché il suo valore non è quello richiesto per la specifica posizione. Bravissimo ma non ha concorso al posto giusto, aggiudicato a un imbecille che ha fatto poco, ma nell'ambito di pertinenza. Sono impaurito da questa meritocrazia che esclude i meritevoli, futuri malati di emarginazione, come fossero predisposti per una scadente biologia, razza impura.
(V. Andreoli, Giovani)

Ormai i ragazzi si buttano a capofitto in professioni che hanno scelto nella culla. Che ne era stato dei tentativi a vuoto?
(J. McInerney, Si spengono le luci)

Il lavoro. Ti ha in pugno. È tutto intorno a te, come una gelatina permanente che ti circonda, ti assorbe. E quando ci sei dentro, guardi la vita attraverso una lente deformante. Massì, certe volte ti prendi i tuoi angoli di relativa libertà dove puoi ritirarti, quegli spazi leggeri e delicati dove le cose nuove e diverse, cose migliori, possono sembrarti possibili. 
Dopo finisce. All'improvviso vedi che gli angoli non ci sono più. Diventano sempre più piccoli, e lo sapevi.
(I. Welsh, Il lercio)

"[...] Capisco che hai sbiellato. Quando si deve lavorare sempre al limite delle proprie possibilità, capita di andare fuori giri".
(S. Samsonov, Un fuoriclasse vero)

Almeno nel lavoro, avevo scoperto qualcosa che volevo. Qualunque cosa facessi, ero di solito annoiato, mi sentivo sempre sottoutilizzato, non al massimo delle mie possibilità. Adesso mi piaceva studiare, amavo leggere e mi piaceva il mio praticantato [...]
(H. Kureishi, Ho qualcosa da dirti)

Occorre che i poveri trovino il lavoro da sé, che cerchino e si ingegnino, che occupino posti reperibili sul mercato. [...] Non occorrono leggi per cercare di procurare lavoro ai poveri; occorrono invece leggi per costringere i poveri a lavorare.
(D. Defoe, Fare l'elemosina non è carità. Dare lavoro ai poveri è un danno per la nazione)

Non è il lavoro che deve andare in cerca degli uomini, ma sono gli uomini che devono andare in cerca del lavoro.
(A. Costa)

Ogni lavoro manuale richiede movimenti precisi e puliti, dove sia netta la fine dell'uno e l'inizio dell'altro. E questa è la sua grande, umile bellezza.
(D. Marani, Il compagno di scuola)

"Si lavora meglio quando si ha famiglia. Se fossi rimasto solo, credo, non avrei lavorato la metà. A che pro guadagnare dei quattrini, quando non si ha per chi spenderli".
(A. Oriani, Gelosia)

Ma perché non parliamo delle cose che intendo fare domani?
(B. Munari, artista e designer)

[...] dopo aver descritto quanto debbo al mio vecchio mestiere, e la mia gratitudine per quanto mi ha dato (compresa la pensione, e l'opportunità di girare per affari mezza Europa), devo aggiungere che il giorno in cui l'ho lasciato è stato per me un giorno di liberazione: mi sembrava di camminare sulle nuvole [...]. Una liberazione più pura, meno contaminata, di quella che ha posto termine al Lager, e che si era svolta su uno scenario di strage e di morte.
(P. Levi e T. Regge, Dialogo)

Solo gli ignoranti pensano che fare le pulizie e cucinare siano roba da casalinghe d'altri tempi. Nei monasteri zen, cuocere i cibi e pulire sono onori che spettano ai monaci più esperti.
(R. Montanari, Strane cose, domani)

Quando facciamo il nostro ingresso nell'ignobile mondo del lavoro, rimaniamo ben presto turbati dalle umiliazioni in cui ci imbattiamo.
(T. Hodgkinson, L'ozio come stile di vita)

Lei stessa aveva dovuto rinunziare non solo ai piaceri, ma addirittura ai desideri: era indispensabile, nel suo mestiere.
(G. Clerici, Quando viene il lunedì)

Nel dopoguerra, molti direttori del personale non erano laureati, e ritenevano perciò che assumere dipendenti usciti dalle università avrebbe garantito una resa superiore a causa delle loro strepitose conoscenze e capacità. Tutti erano felici di ingaggiare laureati per mansioni che fino ad allora erano state svolte da semplici diplomati delle scuole superiori. Eppure non è dimostrato che la qualità del loro lavoro fosse migliore, e in molti casi si dimostrò l'esatto contrario. In un celebre studio sui controllori di volo, per esempio - mansione che richiede la capacità di prendere decisioni molto complesse - il sociologo Ivar Berg osservò che vi era un rapporto di inversa proporzionalità tra il titolo di studio e la prestazione.
(M. Crawford, Il lavoro manuale come medicina dell'anima)

"Mettetevelo in testa: qui i ragazzi non vengono per trovare lavoro. Vengono per inventarsene uno."
(il rettore di Harvard nel film The Social Network)

"Scegliti un mestiere" gli disse Betto. "Ma sceglitelo da te, se ce n'è uno che ti piace. Il cappio al collo mettitelo con le tue mani".
(V. Pratolini, Metello)

"Del resto, non so, a me non è mai successo, ma fare un lavoro senza niente di difficile, dove tutto vada sempre per diritto,  dev'essere una bella noia, e alla lunga fa diventare stupidi".
(P. Levi, La chiave a stella)

Il lavoro mi perseguita, ma io sono più veloce.
(Lupo Alberto)

"Nessuno dovrebbe mai lavorare. [...] Ne ho fatti mille di mestieri quand'ero ragazzo, in America. E non uno che mi abbia nobilitato. Il lavoro non nobilita l'uomo. Più facile che lo ammazza, boiafaus"
(G. Culicchia, Il paese delle meraviglie)

Era troppo stordito per pensare, benché si rendesse conto di essere odioso a se stesso. Si sentiva avvilito; gli pareva di essere caduto in qualche stato degradante. Tutto ciò che c'era in lui di divino era cancellato. Lo sprone dell'ambizione era cessato; non aveva più vitalità sufficiente per sentirne il pungolo. Era morto. La sua anima sembrava morta. Egli era una bestia, una bestia da soma.
(J. London, Martin Eden)

Non mi piace lavorare - non piace a nessuno - ma mi piace ciò che nel lavoro è insito - la possibilità di trovare se stesso. La tua realtà - per te, non per gli altri - ciò che nessun altro uomo potrà mai sapere. Loro vedono soltanto l'apparenza e non sono mai in grado di capire che cosa realmente significhi.
(J. Conrad, Cuore di tenebra)

Secondo uno studio recente, molto citato, di due ricercatori dell'Università di Oxford, il 47 per cento degli attuali posti di lavoro negli stati Uniti sarebbe a rischio di essere automatizzato, possibilmente in uno o due decenni. Analoghe stime, a cura del centro studi Bruegel, producono valori anche superiori al 50 per cento per i principali paesi europei, inclusa l'Italia.
(I. Visco, "Perché i tempi stanno cambiando...", XXX Lettura del Mulino)

[...] un giorno avremo più modi per arricchirci come effetto secondario del vivere vite creative e intelligenti, cercando di fare cose che possano essere utili agli altri.
(J. Janier, La dignità ai tempi di Internet. Per un'economia digitale equa)

Il modo più sicuro di condannarti alla mediocrità è compiere soltanto il lavoro per cui sei pagato.
(O. Mandino)

Se c'è una cosa che abbiamo imparato è che tempo più esercizio è uguale a risultato.
(A. Agassi, Open)

Nonostante le ambasce, quando il più semplice dei ragionamenti, anche quello formulato da un allocco, avrebbe portato alla risoluzione obbligata di imprender un qualche cacchio di lavoro per mantenere la famiglia, mio padre col ciufolo che si mise in pista. Preferiva concepire i bisness nella riserva della sua fantasia sfrenata. Preferiva vagabondare nei pressi del casinò municipale del Lido.
(R. Matteucci, Tutta mio padre)

Fai ciò che ami e ama ciò che fai.
(S. Jobs)

Il lavoro salva l'uomo da tre grandi mali: noia, vizio e necessità.
(Voltaire, Candide)

Spesso da noi i migliori non erano i laureati dei grandi atenei. Magari non erano nemmeno laureati.
(L. Bock, ex capo delle risorse umane di Google, Work Rules)

Non permettevo alle attività letterarie di interferire nel lavoro di impiegato. Un uomo che prende denaro pubblico senza guadagnarselo mi è così odioso che nel mio cuore non riesco a trovare per lui nessuna clemenza.
(A Trollope, Un'autobiografia)

Il lavoro è tutto tempo sottratto alla carriera.
(M. Gramellini)

La decrescita dunque è concepibile soltanto in una "società della decrescita". Questo presuppone un'organizzazione sociale completamente differente, nella quale viene messo in discussione il ruolo centrale del lavoro nella vita umana, in cui le relazioni sociali prevalgono sulla produzione e il consumo di prodotti usa e getta inutili se non nocivi, in cui la vita, contemplativa e l'attività disinteressata e ludica hanno il loro spazio. Una riduzione draconiana del tempo di lavoro imposto, per assicurare a tutti un lavoro soddisfacente e permettere un riequilibrio dei tempi di vita, è una condizione preliminare.
(S. Latouche, Come sopravvivere allo sviluppo)

[...] un uomo si perfeziona lavorando. [...] Considerate come, nei lavori più umili, ogni anima umana si organizzi in una specie di vera armonia, dal momento in cui si mette a lavorare. dubbi, desideri, pene rimorsi, indignazioni, lo stesso dolore, tutta questa muta infernale assedia l'anima del povero lavoratore d'ogni giorno, come quella d'ogni uomo; ma il lavoratore fa fronte al suo destino, valorosamente, e tutta la muta si tace e indietreggia fino ai suoi lontani antri. L'uomo è ormai un vero uomo.
[...] Ogni vero lavoro è sacro: in ogni vero lavoro, sia pure il più umile lavoro manuale, vi è qualcosa di divino.

(T. Carlyle, Passato e presente)

Nell'esaltazione del "lavoro", negli instancabili discorsi sulla "benedizione del lavoro" vedo [...] la paura di ogni realtà individuale. In fondo, [...] si sente oggi che il lavoro come tale costituisce la migliore polizia e tiene ciascuno a freno e riesce a impedire validamente il potenziarsi della ragione, della cupidità, del desiderio d'indipendenza. Esso logora straordinari mante una gran quantità d'energia nervosa e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, al sognare, al preoccuparsi, all'amare, all'odiare.
(F. Nietsche, Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali)

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