INTERNET
[la rete mette in causa ] le caste moderne, rendendo accessibile a tutti e da parte di tutti lo sfruttamento dei dati secondo uno stesso procedimento che, con la democratizzazione della lettura, ha privato di legittimità le antiche caste sacerdotali. [...] Il segreto ha cessato di esistere, il confidenziale è morto, il controllo totalitario dell'informazione è diventato impossibile.
(J. Lacoste)

[il XXI secolo inizia dal 1989], l'anno che vide, con qualche mese d'intervallo, la fine dell'ultimo impero, gli inizi della clonazione, l'avvento di Internet.
(J. Attali)

La rete è piena di informazioni, la facilità di accesso alla rete è tale, che qualche volta io stesso clicco un motore di ricerca invece di muovermi dal tavolo per arrivare alla libreria e controllare un dato. Manovra pericolosa perché in genere si ignora chi abbia messo in rete quell'informazione, quale attendibilità abbia, a quali eventuali controlli sia stata sottoposta. Con i libri questo non succede. In copertina figura il nome dell'autore, nei risvolti si trova qualche notizia su di lui. Lo stesso nome dell'editore è spesso una garanzia; poi ci possono essere apparati di supporto, per esempio una prefazione oppure una bibliografia. Insomma chi legge è molto più protetto rispetto alle informazioni anonime che si trovano in rete.
(C. Augias, Leggere)

Gli universitari, l'intellighenzia, i vecchi poteri, hanno paura di Internet perché equivale a mettere in discussione il padre. Inconsciamente gli intellettuali capiscono che con la Rete perdono il monopolio della parola.
(M. Maffesoli, sociologo)

Attraverso Internet si disegna un ordine che sfugge alla verticalità delle istituzioni e favorisce l'orizzontalità di una solidarietà comunitaria.
(M. Maffesoli, Iconologies - Nos idol@tries postmodernes)

Ormai la rete è entrata nelle vene della società, nelle abitudini delle persone: non si fermerà per nessun motivo.
(J. Wales, fondatore di Wikipedia)

[l'uomo nuovo ha i tratti del nomade], leggero, libero, ospitale, vigile, connesso e fraterno.
(J. Attali)

La prospettiva delle reti è ormai pronta per conquistare ogni sfera delle attività umane, e quasi tutti i campi del sapere. È molto più di un nuovo e utile strumento di analisi. Le reti sono, nella loro più intima essenza, la stoffa di cui sono  fatti quasi tutti i sistemi complessi, e nodi e link permeano ogni nostra strategia volta ad affrontare il nostro universo interconnesso.
A.L. Barabási, Link. La scienza delle reti)

I Greci dicevano di una persona incolta: "Non sa leggere né nuotare"; oggi bisognerebbe aggiungere: "né usare un elaboratore".
(P. Levi e T. Regge, Dialogo)

Le politiche governative dei Paesi ad alto sviluppo tecnologico dovrebbero essere dirette a incentivare la diffusione globale delle tecnologie per fronteggiare il "digital divide" che separa il Nord dal Sud del mondo.
(R. Levi Montalcini e G. Tripodi, I nuovi magellani nell'er@ digitale)

L'architettura dell'intelligenza è l'architettura delle reti di comunicazione [...]. Un modo per capire le reti è pensare alle comunità, alle reti di persone. Oggi le reti individuali e sociali sono sostenute da un'estensione tecnologica, un surrogato del sistema nervoso centrale [...]. Le reti elettroniche, come quelle organiche, sanno come interagire fra loro senza difficoltà e con efficienza. sono fatte di attività, da persone e da macchine, da vera intelligenza (i software) e concrete invenzioni [...]. Esse mettono insieme aree distanti per attività comuni e qualche volta incidono su queste aree in modi visibili.
(D. de Kerckhove, L'architettura dell'intelligenza)

Presto nessuna persona che voglia e debba svolgere una qualsiasi attività produttiva o creativa potrà fare a meno di entrare in una comunità telematica. Se oggi vi si accede  liberamente per un calcolo di opportunità, domani bisognerà farlo per necessità.
(I. Contu)

Con l'avvento dell'era digitale l'interconnessione offre ai giovani la possibilità di realizzarsi nel proprio tessuto sociale attraverso la partecipazione alla rete globale estesa a tutto il pianeta. 
La creatività e l'innata facilità nell'utilizzo delle nuove tecnologie informatiche possono innescare meccanismi di trasformazione sociale a livello globale. Possibilità, queste, non attuabili nelle società statiche e patriarcali delle epoche precedenti.

(R. Levi Montalcini e G. Tripodi, I nuovi magellani nell'er@ digitale)

Internet può diventare uno strumento di conoscenza e di libertà che sfugge ai poteri repressivi: ma ciò non deve fare trascurare gli usi disgreganti, di violenza e di accecamento della coscienza che al contrario se ne possono fare e se ne fanno tuttora.
(G. Ferroni, Scritture a perdere)

La prima mossa fu ricorrere all'unica grande rivoluzione perfettamente visibile e certificata nella storia recente del genere umano. Nei primi mesi del 2007 iniziai a digitare su google nomi e cognomi che non pronunciavo a voce alta da molto tempo, a chiedere amicizie su facebook, a esplorare gli aggiornamenti dei blog e le rozze aperture siderali di myspace. A volte la traccia era labile: vecchie conoscenze che partecipavano a seminari accademici o si vedevano pubblicare su un quotidiano on line i loro pareri  sulle ultime convocazioni del ct della nazionale di calcio.
[...] La prima conclusione a cui giunsi dopo queste immersioni nelle profondità del www, fu che i miei vecchi amici usavano internet come un indispensabile strumento difensivo. Nei loro contributi in html elencavano i lavori che avevano cambiato o i luoghi in cui avevano trascorso le vacanze estive, esprimevano opinioni - talvolta anche molto acute - sui film della stagione o sulla nostra vita politica. Ma si trattava di fumo negli occhi. Persino le pagine personali piene di emoticon e altri espedienti drammaturgici sembravano seguire una strategia di occultamento: tentativi di depistaggio attraverso la sovraesposizione di se stessi. Guardando quelle pagine personali il cui scopo dichiarato era darsi generosamente in pasto a chiunque, nulla emergeva di fondamentale sulla situazione dei loro autori. Ragionamenti intelligenti, tirate polemiche o spiritose, piccole bizzarrie, quello sì. Ma che opinione avevano davvero di se stessi, cosa si aspettavano dal futuro, da quali paure venivano perseguitati... tutto questo, provvidenzialmente, non veniva fuori.

(N. Lagioia, Riportando tutto a casa)

Nessun paese evoluto può più permettersi di spegnere la rete senza pagare un
prezzo economico elevatissimo. L’economia, la pubblica amministrazione,
persino le forze armate dipendono dalla Rete.

(J.C. de Martins)

Fornire un accesso al computer e a internet a tutti i bambini, ricchi e poveri, maschi e femmine, di città e di campagna, può mitigare quella forte discriminazione che oggi esiste fra la qualità dell'istruzione accessibile ai ricchi e ai poveri.
(M. Yunus, Un mondo senza povertà)

L'universo del social network e il linguaggio digitale [...] non sono soltanto oggetti del pensare, ma interferiscono direttamente nel processo di costruzione del pensare, modificandone in maniera tendenzialmente molto incisiva la stessa logica di funzionamento.
(U. Curi, Critica della ragion digitale)

La gente non inventa cose su Internet, si limita a espandere un'idea che esiste già.
(E. Williams, cofondatore di Twitter)

Grandi apparati pubblici e privati, burocrazia, media, pubblicità, tecnocrazia, imprese, politica, università, amministrazioni, talora la scienza stessa... ricorrono alla vecchia presunzione di incompetenza e impongono il loro strapotere rivolgendosi a presunti imbecilli chiamati "grande pubblico" [...].
Se ha consultato preliminarmente un buon sito in Rete, Pollicina - nome in codice per studente, paziente, operaio, impiegato, governato, viaggiatore, elettricista, senior o adolescente, che dico, bambino, consumatore, insomma l'anonimo del luogo pubblico, che si chiamava "cittadina" o "cittadino" - può saperne altrettanto o di più, su un dato argomento, su una decisione da prendere, su un'informazione annunciata, su un metodo di cura... di un maestro, un direttore, un giornalista, un responsabile, un grande primario, un politico eletto, anche di un presidente, tutti messi sul piedistallo dello spettacolo e ansiosi di gloria.

(M. Serres, Non è un mondo per vecchi)

[...] proprio mentre la società si apre e spalanca nuove opportunità, la nostra cultura sta vivendo una sorta di contorsione passatista. Le sconfinate praterie di internet ci spaventano. Dunque reagiamo con scetticismo e timore, e cerchiamo protezione nel vecchio ordine sociale. Ne discute il premio Nobel per l’economia Edmund Phelps in un libro (“Mass Flourishing”, Princeton University Press, pp. 378, euro 14,29) e in un saggio (“The Dynamism of Nations: Toward a Theory of Indigenous Innovation”). Secondo Phelps, i valori fondanti della società aperta e moderna – il pluralismo, la competizione, il dinamismo – sono oggi vittima di un colpo di coda corporativo. La tensione verso il progresso arranca a fronte della domanda di sicurezza; la curiosità verso l’ignoto davanti alla ricerca di certezze. Così si spiega – in politica – il ritorno del nazionalismo e del protezionismo. E così si spiega – in economia – la riduzione del tasso di crescita della produttività.
(C. Stagnaro, "Elogio del futuro", Il Foglio, 26 dicembre 2017)

[...] ho notato che da quando i social media sono decollati, gli stronzi hanno sempre più voce in capitolo. [...] I più grandi stronzi ricevono la massima attenzione, tuttavia, e spesso finiscono per stabilire l'atmosfera della piattaforma.
(J. Lanier, Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social)

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