copertina libroNel primo racconto Attacchi di memoria, il protagonista, Carlo, si serve del gioco del calcio per rievocare vecchi ricordi di infanzia. Per esempio di quella volta che vide giocare in tv il calciatore sovietico Blokhin e rimase impressionato dal suo modo particolare di correre. Oppure di quando bambino, Carlo giocava a pallone in un giardino di un quartiere periferico con gli amichetti. Da qui in poi le immagini si moltiplicano, ricordi di volti, sensazioni, odori, incontri, momenti particolari. Il calcio che assurge al valore di madeleine proustiana.

In verità, basta una sola frase pronunciata dall'interlocutore perché la mente di Carlo faccia dei collegamenti e si accenda la miccia dei ricordi. Non solo: egli è in grado di richiamare alla memoria, nei particolari, accadimenti passati delle persone che incontra.

In Storia con Efrem un ragazzo allampanato, Efrem appunto, emarginato e bullizzato dalla propria compagnia di amici, con cui trascorre le vacanze in una località balneare, trova un prodigioso riscatto nel corso di una partita di calcetto in cui mette in mostra un insospettato talento.

In un altro racconto, Gaetano, un trequartista da oratorio, completa la sua formazione di uomo, con il calcio che ne scandisce, di soppiatto, silenziosamente, le tappe più importanti. Nel mentre, incidentalmente, il racconto allude al terrorismo, così come alla bellezza del calcio femminile, più tecnico e organizzato rispetto a quello praticato comunemente dai maschi.

Nella raccolta Decenni, l’autore procede ad una sorta di storia romanzata del calcio italiano. Rimemora i campionati degli albori, che si risolvevano in un solo giorno, le epoche in cui le tournée oltreoceano comportavano lunghi viaggi in nave, gli anni in cui il pallone con il quale i ragazzi giocavano per strada era fatto di stracci, carta e spago. Ricostruisce fantasiosamente la nascita a San Zenone Po, di Gianni Brera, il pontefice massimo del giornalismo sportivo, nume tutelare riconosciuto dall'autore stesso.
Un racconto, che riesce mirabilmente a scansare la retorica della commozione, allude alla tragedia aerea di Superga, che decreta la fine del Grande Torino. Immancabile la rievocazione indiretta di quella che forse è la partita più epica giocata dalla nazionale: Italia-Germania 4-3.

Il calcio raccontato da Voltolini si mescola alla vita quotidiana e alle sue atmosfere dimesse, ma sempre cangianti. Sullo sfondo la Storia, con la esse maiuscola: le due guerre mondiali, i movimenti politici, il fascismo, il boom economico. Certo, si descrivono, sempre indirettamente, mediate dalla percezione dei personaggi dei racconti, anche le prodezze sportive di Borel, Praest, Sivori, Beckenbauer, Mariolino Corso, Riva, Rivera e Boninsegna.
Su Sivori:

"Mio marito, che era stato nella Juve [...] e che aveva visto Sivori da così vicino da contargli le ammaccature che gli segnavano gli stinchi a forza di fare il furbo con i tunnel e gli scherzetti e così senza parastichi e con le calze a furia di prendersi delle botte sugli stinchi [...] pensava che Sivori fosse di una categoria speciale, oltre la classe, oltre i fuoriclasse, una categoria con un solo uomo dentro, cioè Sivori".

Un capitolo è dedicato alle imprese sul campo di "Le Roi" Platini:

"Penso a tutte le volte che saltava uno, due, tre avversari solo per aspettare che il compagno fosse messo bene e poi gli chiedeva il triangolo e quando la palla gli tornava non proprio dove l'avrebbe voluta, allora di nuovo era obbligato a saltare uno e poi due e poi tre avversari e poi anche il portiere, tutta questa fatica per un triangolo imperfetto"
E si tratta di pagine letterarie molto belle, dove si trascende il lato meramente tecnico del gesto sportivo per coglierne appieno le valenze estetiche e mitopoietiche.

10 è il titolo del libro e la mente dei cultori del calcio (in Italia saremo grosso modo 50 milioni) pensano subito ai calciatori più creativi, fantasiosi e imprevedibili che indossano di regola questo numero di maglia. E certo, chi si aspettava un'analisi tecnica dei più grandi numeri 10 della storia del calcio può rimanere almeno parzialmente deluso.
Il libro di Voltolini non tratta di questo, se non forse lateralmente. 10, in questo caso sono i racconti pubblicati sulla Stampa e qui raccolti in occasione del centenario della fondazione della Juventus: un racconto per decennio.

Non rimarranno delusi invece coloro che amano il calcio come fenomeno che interseca magicamente le nostre vite, in mille modi e sfumature, coloro che amano il calcio abbinato alla letteratura (che non è altro che esistenza condensata sulla carta) e non vogliono privarsi del piacere di entrambi.